• La separazione consensuale

    Il tormentone britannico si è concluso. Non il rapporto fra due coniugi, anche se dovranno ancora trovare un accordo post-matrimoniale. Nulla di traumatico in sé, in società, nazionali e internazionali, ormai assuefatte a trascurare ogni rigore formale. Se la forma conferisce dignità, quel che al giorno d’oggi conta più che mai è la sostanza.
    Nell’imperante fase di transizione che, a tutti i livelli, stiamo attraversando, inopportuna dobbiamo ritenere ogni ossessione istituzionale. Del sistema liberale internazionale costruito alla fine del secondo conflitto mondiale, le organizzazioni internazionali costituiscono per gli Stati l’involucro, non una camicia di forza. Alle istituzioni internazionali il comportamento degli Stati è esortato a rivolgersi. Inappropriato e controproducente sarebbe invece dedurne lo stato di salute del sistema dei rapporti internazionali.
    Aderendo mezzo secolo fa, laboriosamente, alla Comunità europea, il Regno Unito non si è mai associato agli sviluppi istituzionali che hanno creato l’Unione: non all’Euro, non a Schengen. L’Europa non è e non sarà mai un blocco uniforme, irregimentato in una struttura gerarchica, bensì una confederazione di partecipanti parimenti, anche se diversamente, intenzionati.
    Importante, per l’identità e la credibilità britanniche piuttosto che per quelle europee, sarà se e come Londra vorrà ora atteggiarsi nei confronti dell’ambiente circostante il Vecchio continente, da Washington a Mosca a Pechino, tanto sul piano economico quanto, soprattutto, su quello politico.
    Se riuscirà a presentarsi, come apparentemente vorrebbe, quale intermediario del mondo di matrice anglosassone, da Canberra a Delhi a Ottawa, potrebbe fornire quella alternativa al pilastro americano al quale, dopo Suez, si era affidata, e che Washington non appare più disposta ad assicurare.
    E’ dell’influenza delle isole britanniche che si tratta, non dell’integrità del processo europeo. Che destrutturandosi, demoltiplicandosi, potrebbe paradossalmente rivelarsi meglio adattabile, e più efficacemente rispondente, alle esigenze di un mondo che qualcuno ha efficacemente descritto come ‘liquido’
    Una ‘demoltiplicazione’ delle responsabilità europee che l’Italia, incapace di cambiare passo, si ostina invece a leggere in termini di congiure a suo danno.