• L’elefante nel suk

    Nelle sabbie mobili del Medioriente, il Presidente americano procede imperterrito, schierandosi smaccatamente con Israele, contando sulla connivenza con l’Arabia saudita, con la quale si è schierato in opposizione all’Iran, e sul sopravvenuto disinteresse del mondo arabo per la causa palestinese, che ritiene di poter comperare a suon di dollari (anche arabi).
    L’arte dell’affare di Trump non viola soltanto i principi del negoziato, ma le stesse regole del suk, dove il non detto vale più delle prese di posizione ultimative. Le capitali arabe hanno preso atto dello sbandierato ‘piano del secolo’, senza esporsi, seppur ripetendo la litania dei ‘diritti legittimi’ dei palestinesi. In apparente attesa di poter valutare la consistenza delle reazioni di questi ultimi, sacrificati ad una ‘ realpolitik’ dai termini completamente nuovi rispetto a quelli dei decenni trascorsi dalla fondazione dello Stato di Israele.
    La combinazione di azioni ed omissioni unilaterali, tipica di un principe dei ‘palazzinari’, ha sottratto alla regione gli antichi comuni denominatori della questione palestinese e della presenza americana. A danno delle residue possibilità di influenza di uno schieramento occidentale dal quale, oltre a Washington, anche Ankara (e Londra!) si sono estraniati , su paesi arabi peraltro chiaramente chini sulle loro crisi interne.
    La situazione mediorientale ne risulta sconvolta, precarizzata, invece che contenuta. Soluzioni imposte dall’esterno soffocano le necessarie sollecitazioni dall’interno, a danno dello stesso più generale processo di riconciliazione regionale che attende da oltre un secolo. La situazione mediorientale viene precarizzata invece che stabilizzata. L’irruenza dell’autocrate americano e l’accondiscendenza degli arabi incoraggeranno ulteriormente la politica intransigente di Netanyahu, che vede soddisfatte le esigenze di sicurezza nazionali, ma lasciano tutti gli altri con il fiato sospeso.
    Con l’aggravante che sulla scena mediorientale (e nordafricana) sono ricomparsi due aspiranti attori, Russia e Turchia, dalle ben diverse e non convergenti pretese nazionali, che le circostanze avevano sinora tenuto ai margini.
    Ora che gli autoproclamatisi duri cominciano a giocare, anche l’Europa, che è sempre stata sensibile alle esigenze palestinesi, dovrà decidersi a fare i conti con sé stessa.