• Un’Italia ‘immortale’

    A differenza dell’Italia, la Francia, sorella latina, si è nei secoli intestardita nell’impresa di Sisifo di fare le cose in grande. Presentandosi audacemente come cardine della Storia d’Europa, nell’affermazione di una ‘grandeur’ nazionale che noi, con una punta di invidia, trattiamo con ironia.
    Confrontandosi militarmente, di volta in volta, dapprima con l’Inghilterra, poi con l’Austria asburgica, ed infine con la Germania guglielmina; premurandosi sempre di salvaguardare un suo predominio culturale, di supremo custode della civiltà umanistica che due regine Medici dalla penisola italica trasferirono sulle rive della Senna. Il passaggio del testimone riguardò anche la diplomazia, perfezionatasi in Italia nei rapporti fra le città-stato, ma strutturatasi professionalmente sotto Luigi XIII e XIV (“l’Etat c’est moi”!).
    Sotto l’impulso di Richelieu, che dell’interesse nazionale è stato l’inventore e della diplomazia moderna l’artefice, e che della lingua francese, in sostituzione del latino, fece lo strumento principe dell’irradiazione nazionale. Una lingua che volle salvaguardare, perfezionare e promuovere in una apposita ‘Académie’, riunendovi coloro che si fossero illustrati nell’utilizzarla e diffonderla. Un’istituzione diventata nel tempo lo scrigno della ‘francofonia’, comprendente esponenti anche stranieri, nel produrre quel che al giorno d’oggi viene paradossalmente definito con l’anglicismo di ‘soft power’.
    Sotto la ‘Coupole’ che si eleva sul lungosenna, fra i quaranta ‘Immortali’ (che si sono illustrati nell’assicurare l’immortalità della lingua francese), è stato per la prima volta accolto un italiano! Maurizio Serra, diplomatico di professione, letterato per vocazione, autore di vari volumi su personaggi controversi della letteratura francese e nostrana. Fra i quali un trittico su Svevo, Malaparte e D’Annunzio, autori da noi a rischio di finire nel dimenticatoio, ma ancor vivi nella memoria letteraria d’oltralpe. Volumi che Serra ha deliberatamente pubblicato in francese e consegnato ad editori francesi , facendoli poi tradurre in italiano. Non vi sarebbe da meravigliarsi se il loro successo commerciale si rivelasse migliore in Francia che da noi.
    A conferma del fascino che la nostra identità, attraverso la nostra cultura passata ma anche di quel che ne resta oggigiorno, suscita in Francia; del capitale di ‘potere soffice’ che la nostra politica ha immiserito nelle continue sterili polemiche interne. A danno di quel rapporto genetico che la Storia delle due nazioni ha ripetutamente proposto, ma che la politica quotidiana ricorrentemente disperde.
    Fra un mese, a Napoli, dovrebbe svolgersi quel vertice bilaterale, più volte annunciato e sempre rinviato, destinato a produrre una Dichiarazione del Quirinale, analoga a quella dell’Eliseo che, nel lontano 1963, fondò l’asse franco-tedesco. Per ritrovare quel comune senso di direzione necessario per completarlo, verso il quale la diplomazia italiana, eminentemente rappresentata da Maurizio Serra, continua a prodigarsi.