• Dalle stelle alle stalle?

    L’anno si conclude con una ‘Brexit’ e un ‘impeachment’, in modo alquanto confuso, su di un palcoscenico sempre più affollato, ma apparentemente privo di una qualche condivisa sceneggiatura o superiore regia. Il contratto sociale, a livello tanto nazionale quanto internazionale, si va disgregando. Dall’utopia di un mondo migliore, ispirato all’internazionalismo liberale di stampo kantiano, siamo apparentemente tornati alla dura realtà dell’hobbesiano ’homo homini lupus’. Dalle stelle alle stalle?
    Una situazione però non di caos primordiale, allo stato magmatico, bensì di anarchia, di mancata accettazione delle regole di convivenza vigenti da sempre. La politica estera, tornata preda di quella interna nonostante, o forse a causa, della crescita esponenziale delle interconnessioni globali, si è accartocciata in una serie di movimenti scomposti che non lasciano trasparire un nuovo assetto dei rapporti internazionali al termine della ‘Pax Americana’.
    La buona notizia è che non è successo nulla di irreparabile. America e Regno Unito si ritraggono nel loro sempre meno splendido isolamento, la Cina ne approfitta per trasformare la sua potenza da continentale a marittima, e Putin per tornare alla strategia ostruzionistica di marca sovietica; ma l’efficacia dei loro comportamenti rimane da dimostrare. La cattiva notizia è però la drastica radicalizzazione che ne consegue a livello interno ed internazionale. L’Occidente, dopo un periodo di disordinato attivismo, spossato, ha perso la forza propulsiva che lo ha animato per secoli. Priva di punti di riferimento esterni, l’Europa rimane interdetta.
    Le minacce alla stabilità e sicurezza internazionali derivano oggi non tanto dalle tante azioni sconsiderate, quanto dalla sopravvenuta mancata assunzione di responsabilità individuali o collettive. Nel diffondersi del fatalismo, che consideravamo con sufficienza il marchio delle civiltà orientali.
    Un mondo in disordinato movimento, dal quale l’Italia si è comunque estraniata, occupata com’è nelle sue perenni polemiche interne dalle quali non tenta più nemmeno di districarsi. (Come dimostra l’affannoso e inconcludente nostro comportamento nella questione libica, che dovrebbe essere di nostra preminente competenza).