• Incorreggibili

    Nei rapporti interpersonali così come in politica, lo diceva anche Pirandello, ‘esse est percipi’.
    Nel suo ‘Storia della diplomazia’ del 1963, Harold Nicolson dell’Italia scriveva:
    “Scopo della sua diplomazia è l’acquisizione sul terreno diplomatico di un’importanza maggiore di quella che può esserle assicurata dalla sua potenza reale … Invece di basare la diplomazia sulla potenza, basa la potenza sulla diplomazia”. E fin qui va bene. Ma aggiungeva: “Invece di sforzarsi di assicurarsi degli alleati stabili, considera i suoi alleati e i suoi nemici come intercambiabili … Ciò che intende assicurarsi non è un credito durevole ma un vantaggio immediato”. E ne conclude: “La diplomazia italiana assomma, da un lato le ambizioni e le pretese di una grande potenza con, dall’altro, i metodi di una piccola potenza. La sua politica è così non soltanto volubile, ma essenzialmente transitoria”.
    Come se non bastasse, precisava che “il metodo diplomatico degli italiani è spesso consistito nel creare dapprima un peggioramento delle relazioni con il Paese con il quale desiderano negoziare e quindi nell’offrirgli ‘buone relazioni’… Innanzi tutto viene provocato nell’opinione pubblica uno stato d’animo di risentimento e di ostilità … infine si formula la richiesta di qualche concessione –che l’Italia non si illude di ottenere, né che desidera realmente- ma il cui abbandono obbligherà la controparte a concedere qualche compensazione”.
    Dopo oltre un cinquantennio, si direbbe, l’Italia non si è desta.