• To be or not to be

    Albione non sarà più perfida, ma rimane contraddittoria; indecifrabile forse per gli stessi inglesi. L’esito dell’ennesima tornata elettorale avrebbe dovuto chiarire gli schieramenti politici rispetto al futuro orientamento di una nazione che, da decenni, è in crisi di identità. Ne è invece emerso un risultato ‘sporco’, ambiguo, che soltanto il tempo potrà forse decifrare.

    In un sistema elettorale uninominale che nei momenti cruciali (come in Francia, in America) finisce per contrapporre radicalmente gli schieramenti politici, l’istrionico Johnson ha condotto i Tories ad un risultato di proporzioni thatcheriane, da attribuire al confronto con un Labour in preda all’ondeggiante massimalista Corbyn. Impropriamente, una piattaforma elettorale monopolizzata dallo slogan populista di una ‘Brexit senza se e senza ma’ è stata presentata come un secondo referendum sull’Europa. Soffocando le argomentazioni di chi, come i liberal-democratici, erano dichiaratamente favorevoli al ‘Remain’.

    La commistione dei temi, interni ed esteri, rimasti oscurati in una campagna elettorale confusa, affrettata, non promette bene per il futuro delle Isole britanniche. Fieri del loro risultato positivo, gli Scozzesi ripropongono le loro aspirazioni indipendentiste; mortificati, i Gallesi e i Nord-irlandesi dovranno decidere il da farsi per non rischiara di essere travolti a Westminster. L’andamento del negoziato con Bruxelles sui termini di un separato accordo commerciale rimane incerto. Ne va dell’integrità di un Regno che si vuole Unito.

    La ‘valse hésitation’ dell’Inghilterra con l’Europa ha antiche origini. Dalla fine della ‘Guerra dei Cent’anni’ che, nel Quattrocento, la ha esclusa dalle vicende continentali, si è trovata spesso a dovervi intervenire, nei confronti di Napoleone, nella prima e nella seconda guerra mondiale.  Ritirandosi poi subito oltremanica. Il suo primo approccio alla Comunità europe fu osteggiato da De Gaulle; il secondo, orchestrato da Heath (se ne veda l’illuminante resoconto nel volume di Roberto Ducci, “Le Speranze d’Europa”, edito da Rubbettino), finì col suscitare i risentimenti della Thatcher. Si è infine guardata bene dall’aderire all’Euro o a Schengen, disinteressandosi persino della politica estera comune dell’Unione.  Sabino Cassese ne ha argomentato che, se finora Londra è stata con un piede dentro e uno fuori dell’Unione, dopo la Brexit si troverà con uno fuori e uno dentro!

    Il che potrà nuocere alla Gran Bretagna, non necessariamente all’Unione a Ventisette che, anche altrimenti demoltiplicatasi nelle sue funzioni, continuerà a contare sul suo contributo collaterale, in termini tanto economici quanto politici. Sempre che una Londra dalle aspirazioni dichiaratamente ‘globali’ non ceda alle ormai scarsamente consistenti lusinghe dell’antico suo ‘rapporto speciale’ con l’America.