• L’asino di Buridano

    Preso nel fuoco incrociato fra l’antagonista russo e l’antico alleato americano, che fanno apertamente il tifo per la sua disgregazione, il futuro dell’Europa si è complicato. Mentre le opinioni pubbliche europee, disorientate, si disperdono in molteplici populismi nazionalisti, che rinnegano la solidarietà europea e si dilettano ad argomentare che le difficoltà insorte ad Ovest possano essere compensate da un riavvicinamento all’est.
    Londra confida nel recupero del suo storico isolazionismo, Parigi nella riaffermazione della sua ‘grandeur’ (ambedue dispongono di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza), Budapest nella distinzione etnica della sua popolazione, Varsavia nel collante della travagliata sua identità nazionale. Roma si scopre invece improvvisamente orfana della duplice solidarietà europea e americana di cui si è avvalsa in questo intero dopoguerra. Non possiamo pertanto più affidarci passivamente alle iniziative e al buon volere altrui. Rischiamo di far la fine dell’asino di Buridano.
    La Brexit non ci consente più di contare sul Regno Unito, del cui sostegno politico ci siamo talvolta avvalsi, rimasta comunque estranea all’Euro e a Schengen. Una Germania a fine regno Merkel ha ben altre gatte da pelare, anche se la sua imminente presidenza dell’UE potrebbe però forse dar luogo a qualche sorpresa. Non parliamo della Spagna… Non ci resta che la Francia, ‘sorella latina’, che il precedente Governo era riuscito ad indisporre. Macron rimane l’unico ad essersi esposto sia nei confronti di Trump, prendendolo spesso (sia pur vanamente) sotto braccio, quanto di Putin al quale, con una formula alquanto efficace, ha proposto l’avvio di un ‘dialogo esigente’. I nostri interessi strategici, in Europa, nel Mediterraneo, in Africa, sono analoghi, il che dovrebbe indurci a coordinarci invece che dichiararci concorrenti.
    Che persino qualche nostro autorevole commentatore non riesca a scrollarsi di dosso la propensione a sminuire le sfide, alquanto esplicite, che provengono da Mosca denota la persistenza del virus che ha condizionato la politica estera italiana in questo dopoguerra. E che ci tiene ai margini dello specchio dell’inedita situazione internazionale odierna.
    Dell’Italia, Longanesi diceva “noi siamo il cuore dell’Europa, e il cuore non sarà mai né il braccio né la testa”.