• La riconciliazione

    Renzi, alla Leopolda, ha detto enfaticamente di “voler fare come Macron”. Il giorno prima, a Piazza San Giovanni, Salvini, nuovo leader della destra, ha invece stigmatizzato “chi dipende dagli umori di Parigi, Berlino, Bruxelles” (un’affermazione che aveva ripetuto più volte durante il suo faccia a faccia televisivo con Renzi).
    E’ la dimostrazione di come gli stessi due ‘grilli parlanti’ non possano far a meno, sia pure da sponde opposte, di qualificarsi rispetto al contesto europeo. La stessa nuova formazione governativa sta tentando di riorientare la barra verso Bruxelles, dopo che la precedente improvvisata formazione ne aveva irresponsabilmente preso le distanze. (Verso l’altro indispensabile termine di riferimento, quello americano, il compito di perorare la causa di un’Italia sempre mal decifrabile è stato lasciato alle solitarie cure del Presidente della Repubblica).
    Interessante è notare come il ‘Conte due’, in Europa, si preoccupa di ricucire il rapporto con la Francia piuttosto che quello con la Germania (con la nuova Commissione europea staremo a vedere), In effetti, dall’Unità d’Italia, la Francia, in positivo o in negativo, è sempre stata l’interlocutore al quale commisurarci, dal punto di vista costituzionale, socio-economico e strategico: da Porta Pia nel ‘70 alla Libia nell’11, alla ‘pugnalata’ del ’44, a Schuman nel ’45, alla odierna Libia. Né si dimentichi che è stata la triangolazione di Schuman con Adenauer e De Gasperi a dar origine alla ricostruzione politica europea. Un triangolo che rimane essenziale in termini tanto economici quanto politico-strategici.
    Auto-dichiaratosi alfiere di una ‘nuova Europa’, Macron continua a dover trovare altre sponde, oltre a quella di Berlino che, specie in presenza della Brexit, rilutta ad accettare la trazione bilaterale propostagli da Parigi. La stessa Germania potrebbe pertanto avvalersi utilmente della sua ‘consanguineità’ storico-politica con l’Italia. Per ricollocarci in quel che deve considerarsi come il nostro contesto naturale, bisognerà però ‘spacchettare’ accuratamente le varie questioni sul tappeto; evitare di fare come al solito di ogni erba un fascio, con le solite nostre retoriche dichiarazioni di principio. Renderci in altre parole più incisivamente propositivi sui temi discriminanti di attualità in politica estera: dall’atteggiamento della Russia all’aggressione turca ai curdi, alla Libia, fino all’adesione di Albania e Macedonia all’UE (apertamente osteggiata dal presidente francese). Un’impresa non da poco per un neonato governo concentrato sull’eterno dilemma nazionale della quadratura del bilancio.
    L’imminente insediamento della nuova Commissione europea, con l’utile posizionamento di Sassoli e Gentiloni, dovrà trovarci ben schierati sul piano interno, pronti a riprendere in Europa la posizione che ci compete, e che molteplici recenti ‘giri di valzer’ hanno certamente leso, non necessariamente compromesso.