• Liquefazione

    Il mondo, diceva Bauman, è diventato liquido. Ma intendeva malleabile, da plasmare diversamente. I rapporti internazionali si sono invece liquefatti, al punto di non poterne estrarne un senso qualsiasi, una qualche indicazione della direzione che stanno prendendo.
    L’America è in preda ad un Presidente uscito ormai chiaramente di senno, che confonde i curdi con lo sbarco in Normandia, che fa e disfa a raffiche di tweet. La Turchia getta alle ortiche l’Alleanza atlantica della quale ha per anni beneficiato, aggredendo impunemente la Siria curda. La Cina si gonfia il petto con parate militari e dichiarazioni roboanti, spropositate rispetto alla complessità del suo stesso mondo interno e circostante. La Russia è per ora impegnata a digerire l’annessione della Crimea, con la soddisfazione di chi ha ucciso un elefante nella savana ma non sa più cosa farsene. L’Europa, dal canto suo, oltre che con una assurda Brexit, con o senza accordo, deve vedersela con il risveglio di antichi riflessi ‘sovranisti’: nazionalisti, xenofobi, persino antisemiti.
    Fenomeni patologi, tutti, che vanno considerati come il risultato della sottrazione, da tempo strisciante ma ormai dichiarata, del perno americano; di quell’elemento, che come la barra di grafite nella pila atomica, scongiura le reazioni incontrollate. Rispetto al quale, in altre parole, ogni altro attore internazionale, antico o emergente, si era in questo dopoguerra, in un modo o in un altro, commisurato. Un’America dimostratasi per un intero secolo attore ‘indispensabile’, accettato obtorto collo e contestato dai suoi antagonisti come dai suoi stessi alleati. Che, indipendentemente dall’esito delle elezioni presidenziali dell’anno prossimo, difficilmente vorrà tornare a collocarsi al centro delle equazioni mondiali.
    In tale prospettiva, quel che sorprende è l’imputazione che viene rivolta, non tanto ai colpevoli di azioni aggressive, in Crimea, nel Mar cinese meridionale, e ora nei confronti dei curdi, quanto piuttosto alle organizzazioni internazionali quali l’ONU, l’Unione europea, accusate di indifferente passività. Inconsapevoli del fatto che ambedue tali strutture hanno iscritto la rinuncia alla guerra nei loro testi costituzionali, fidando nel messaggio kantiano.
    D’altro canto, nelle sopravvenute condizioni di globalizzazione, improponibile appare l’emersione di una qualsiasi ‘superpotenza’ nazionale o internazionale. Più che evidente è ormai, nello stesso interesse di ognuno, la necessità di far confluire i contributi convergenti, per quanto diversificati, dell’intera comunità delle nazioni. Tornando alla casella di partenza dello spirito delle Nazioni Unite che le contrapposte ideologie hanno subito ostacolato.

    Un sistema internazionale, quello della Pax americana, si è esaurito. Un altro va costruito. In proposito, l’Unione europea, che di tale spirito è stata la concretizzazione, pur presentandosi come l’unico soggetto internazionale intrinsecamente multilaterale. Apparentemente disorientata nel groviglio degli eventi, ma forse in anticipo su tempi che tardano ad affermarsi, prima di poter essere influente, deve rendersi visibile.