• Il figlio prodigo

    Caro collega straniero,

    faccio seguito alla mia precedente missiva, per esortarti a non perderti d’animo nel percorrere il labirinto politico italiano. E persuaderti che il principale intendimento dell’inedita formazione governativa è di rimettere l’Italia in carreggiata, sulla retta via. Che vi riesca, rimane da vedere. Per rimetterla in movimento, indispensabile rimane lo stimolo esterno. Ancora e sempre, è attraverso l’Europa che l’Italia va letta.

    La Prima repubblica, quella ‘dei partiti’, si è esaurita; la seconda ha avuto vita agitata e breve; la terza, a suo dire, si è assunta l’arduo compito di costruire finalmente l’ossatura e il sistema circolatorio degni di un paese moderno. L’aggancio all’Europa, ritornello sul quale il discorso programmatico del ‘Conte due’ ha insistito fin troppo, si presenta come suo principale credenziale. Il figliol prodigo è tornato.

    Un ex Primo ministro ‘travicello’, servo di due padroni andati furori di senno su opposte sponde populiste, lasciato in solitudine per un anno intero a salvare il salvabile all’estero, si è improvvisamente trovato ad essere il nocchiero di una navigazione di bolina, controvento, alla testa di un ennesimo esperimento governativo. Le vicende dell’anno trascorso hanno evidenziato oltre ogni possibile dubbio quanto, nel sopravvenuto ‘spazio non-politico’ nazionale ed internazionale, anche l’Italia debba urgentemente reinventarsi. Pena l’emarginazione da ogni ‘salotto buono’. E’ attorno all’Europa che gli equilibri politici nazionali dovranno ricomporsi.

    Strattonati da Grillo, i neofiti delle ‘cinque stelle’ lo hanno compreso. Calenda e Renzi potranno fungere da ‘pontieri’ verso assetti parlamentari più consistenti. Meno chiaramente riconoscibili sono invece le prospettive di ricomposizione di una destra pervasa da una Lega in preda alle sfuriate del suo leader. La deriva viene da lontano, dall’era di Berlusconi che cercò di ancorarsi a Washington (e a Mosca) a scapito di Bruxelles. Un virus che i ‘sovranisti’ nostrani non hanno apparentemente ancora debellato.

    Avendo raschiato il fondo delle rendite di posizione, dei suoi ‘giri di valzer’, delle tentazioni neutraliste, terzaforziste, l’Italia dovrebbe finalmente decidere cosa vuol fare da grande; ammesso che voglia veramente diventarlo, adulta. Una maturazione che non potrà prescindere dalla misericordiosa accoglienza, incoraggiamento e sostegno dei suoi consanguinei.

    Sulla culla del neonato, novelli ‘re magi’, si sono precipitati Macron e Steinmeyer, a dimostrazione della loro premura nell’accoglierlo fra gli Stati trainanti di una nuova, più efficiente, Europa. Tirando un velo pietoso sul discredito accumulato dalla precedente compagine, governativa che sulla Francia e Germania aveva riversato la colpa di ogni nostro male. In materia di conti pubblici, immigrazione, Libia, la loro impostazione non è sostanzialmente cambiata. Riammessi al loro tavolo, dovremo ora meglio argomentare le nostre ragioni e proposte.

    Nel riorientare la barra verso la stella polare di Bruxelles, è necessariamente assieme a Francia e Germania che il Premier dovrà operare. Messo alla prova dagli incontri con i resto del mondo all’imminente Assemblea Generale dell’ONU, è al neo-Ministro degli Esteri che spetterà piuttosto l’arduo compito di far valere la nostra non inutile voce nei vari scacchieri internazionali, sulla Libia, sui Balcani, sulla Russia, oltre che sulle migrazioni…