• La commedia dell’arte del G7

    Il G7, che raccoglie le democrazie liberali ed economie liberiste, dovrebbe rappresentare la cabina di regia di un Occidente intenzionato a riprendere le fila di una situazione internazionale disordinata. Al cospetto di altri pretendenti meno disposti ad accettare le regole collaborative dell’internazionalismo liberale.

    Un club di sette potenziali primattori, che sembrano però aver perso il controllo delle loro rispettive ambizioni nazionali. Un’Italia disfatta, un Regno Unito in preda alla Brexit, una Germania che nasconde le carte, un Canada defilato, un Giappone isolato, alle prese con un’America sconvolta; alla presenza di un’Unione europea in piena transizione istituzionale. La Francia, ospite di turno, sembrava quindi doversi trovare questa volta alle prese con un inestricabile rompicapo.

    L’incontro di Biarritz ha invece offerto a Macron la platea per riaffermare la sua vocazione di alfiere dell’Europa (e dell’Occidente). Quel Macron, al quale il Governo italiano aveva sconsideratamente dichiarato guerra, ha infatti colto l’occasione per mettere in chiaro con Trump, in separata gastronomica sede, alcune questioni di fondo di specifico interesse europeo; incaricando persino il suo Ministro degli Esteri di far comparire, a sorpresa, il collega iraniano, ostentando in tal modo il dissenso europeo dall’atteggiamento del Presidente americano.

    La riunione si è conclusa con un comunicato congiunto stringato, ma non senza una chiara indicazione delle principali questioni verso le quali i Paesi trainanti dell’Occidente dovrebbero tornare a convergere. Sempre che vogliano continuare a contribuire a muovere la ruota della Storia, indirizzando nella medesima direzione il comportamento degli altri. Della Russia, cioè, che la crisi ucraina ha estromesso dal club; e della Cina, alla cui questione dei dazi si è ora aggiunta quella di Hong Kong. Due interlocutori necessari alla gestione delle questioni globali di comune interesse, che non possono essere sollecitati se non da un Occidente ricostituito nelle sue intenzioni.

    La commedia dell’arte che pare aver occupato la scena mondiale è ancora alla ricerca di una trama che possa trasformarla in un gioco delle parti, e confermare l’utilità dello strumento multilaterale. Al quale i rapporti internazionali devono tornare ad affidarsi, per rimettere in moto il convoglio dell’umanità.