• In Europa, un’Italia risorta?

    Con la metafora del bicchiere, si dovrebbe poter dire che, dopo le elezioni dirette al Parlamento di Strasburgo, quello dell’Europa è ancora mezzo pieno: sempre da riempire, ma non rovesciato come si temeva che accadesse sotto un’ondata di populismo, nazionalismo, euroscetticismo e generalizzata disaffezione. Le formazioni protestatarie, da destra e da sinistra, si faranno maggiormente sentire all’interno delle istituzioni comuni, ma non potranno ostruirne il cammino; semmai fungere da stimolo.

    L’esteso astensionismo, dimostrazione reale del deficit democratico, andrà ora riassorbito da una più articolata narrazione, ed argomentazione, delle antiche ragioni dell’europeismo, che la situazione internazionale rende più che mai ineludibili. Il centro, il nocciolo duro, dei popolari e dei socialisti, ha retto. Dovrà però decidersi ad abbandonare l’atteggiamento difensivo, prudente, adottato finora per gretti motivi elettorali; e tornare ad esercitare il ruolo propulsivo che le compete.

    La Germania ha confermato la propria solidità, che ne evidenzia ulteriormente le speciali responsabiltà, al centro del progetto europeo: in termini non più soltanto economici, bensì eminentemente politici, di ordine strategico. A tal fine, Berlino abbisogna però di una sponda. Francia e Regno Unito hanno subìto gravi scossoni; essenzialmente, si direbbe, per la sovraesposizione di due nazioni che, gelose dei loro rispettivi eccezionalismi, si trovano a disagio nel sopravvenuto eterogeneo mare magnum europeo.

    L’Italia, invece, come al solito, ha finito col sorprendere tutti: tanto per  il ridimensionamento della sguaiata, impresentabile protesta grillina quando per la solida affermazione di una formazione che dovrebbe poter ora ricostruire l’intero nostro sistema politico. Un esito che potrebbe rivelarsi di buon auspicio anche per la ripresa del cammino europeo, indirettamente sollecitato tanto da Putin quanto da Obama. Il rinnovo delle massime cariche a Bruxelles comporterà un periodo di assestamento che esporrà al proscenio, più del dovuto, l’imminente Presidenza italiana. Un’occasione per l’Italia di riproporre quel ruolo di stimolo che ha dimostrato di saper svolgere in ogni precedente fase di stallo del percorso integrativo, da Messina nel 1956 a Milano nel 1980.

    Il nostro giovane, iconoclasta Primo Ministro ha avuto il coraggio di sbandierare una politica riformatrice dichiaratamente pro-europea e sensibile alle argomentazioni della Cancelliera tedesca. Il suo successo elettorale lo pone ora in una posizione privilegiata per riannodare con la Germania quel rapporto funzionale che ha spesso avvicinato i nostri due paesi, nella più volte comprovata complementarietà dei rispettivi comportamenti, all’interno dell’Unione e verso l’esterno. Dissipando quei sentimenti anti-tedeschi che in Europa, in questi ultimi tempi, le polemiche politiche ed economiche hanno un po’ dovunque lasciato sciaguratamente riaffiorare.