• Egitto: La forza fa l’unione?

    La spada di Damocle è caduta,  in Egitto, sui Fratelli Musulmani che Morsi,  eletto democraticamente un anno fa, non ha saputo presentare come forza innovatrice. Dopo averlo ripetutamente ammonito, l’esercito, spina dorsale di tutti i paesi ancora fragili, ha ripreso il comando della nazione. Provvisoriamente, s’intende, come ai tempi di Nasser. Di nuovo al punto di partenza.

    Detentrici del potere anche economico, che esercitano mediante le loro molteplici ‘partecipazioni statali’, le forze armate puntelleranno questo nuovo tentativo di riconciliazione nazionale, incanalando più utilmente religiosi e laici, statalisti e liberisti, secondo le aspirazioni profonde, di giustizia sociale e benessere economico, espresse dalle folle riversatesi in piazza.

    Si è trattato infatti non, come sostengono i puristi, di un colpo di Stato, dagli intenti autoritari (una soluzione ormai difficilmente proponibile in una nazione antica e complessa come quella egiziana), quanto piuttosto dell’esito di un plebiscito popolare dopo un anno di ‘rivoluzione tradita’, bloccata. (Non credo si possa dire che Napoleone, ponendo fine al Terrore tradì la rivoluzione).

    Se ne dovrebbe dedurre, e sperare, che la nazione egiziana riprenda presto la sua stabilità interna, attiri finalmente i tanto necessari investimenti esterni (governativi, privati e del Fondo Monetario), ritrovi infine la sua storica funzione di perno politico internazionale, in un Medio Oriente tanto travagliato.

    Che la piazza, in forme sempre diverse, continui ancor’oggi a fungere da agorà?