• Agire ora per il poi

    Al governo, come al pronto soccorso, serve gente preparata e fredda, non empatica e partecipe. Il mondo non sta cadendo, ma cambiando. Sarà vincente chi oggi fronteggia il problema guardando al dopo.
    1. Il governo attivi subito l’articolo 120 della Costituzione. “(…) può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Provincie e dei Comuni nel caso di (…) pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica (…) o la tutela dei livelli essenziali di prestazioni (…)”. Il dibattito sulle autonomie amministrative lo facciamo dopo. Quel che non deve accadere adesso è che si discuta in tanti e in troppi abbiano da ridire. Non è un colpo alla democrazia, ma il rispetto della Costituzione e il necessario per difenderla.
    2. Accentrare non basta, occorre che ci sia fermezza, coerenza e visione. Persone come Guido Bertolaso hanno dimostrato di averla. Le si utilizzi.
    3. Il 2020 sarà, per noi, anno di recessione. Il virus è un’aggravante, ma le premesse c’erano prima. Fare del virus una scusa è miserrimo. In queste condizioni faremo più deficit. Lo si utilizzi certamente per le spese sanitarie necessarie, ma non per accudire i mali che si sono lasciati crescere. Si consenta di posticipare i pagamenti, in questo modo lasciando liquidità ai cittadini e al sistema produttivo, specificando che tale misura non solo non si ripeterà, ma sarà poi riassorbita.
    4. Occorrerà molta credibilità per evitare che il bisogno si traduca in debolezza percepita e monetizzata dai mercati. Quella credibilità ha un nome: Mario Draghi.
    5. Le risorse vanno spostate massicciamente sugli investimenti, che servano oggi e puntino a risultati che saranno preziosi domani, quando il virus sarà un brutto ricordo. Il digitale nella formazione non può essere lasciato all’inventiva e alla buona volontà, da benedire, dei singoli, deve essere una politica nazionale. Che solo il 4% delle lezioni universitarie sia oggi attivo in quell’ambito è inammissibile. La digitalizzazione dell’amministrazione pubblica non sia solo la sostituzione al computer del modulo cartaceo, ma un profondo cambiamento di quel sistema produttivo. Passa da lì la deburocratizzazione, non dalle vane litanie. Financo nelle carceri i rapporti fra detenuti e congiunti devono essere facilitati senza spostamento fisico.
    6. La cartella sanitaria nazionale è essenziale. La regionalizzazione dei sistemi sanitari un fallimento. Non possiamo permettercelo. Sotto nessun aspetto.
    7. Lasciar credere che la globalizzazione abbia a che vedere con i contagi è oltraggioso dell’intelligenza. L’avere allungato le catene del valore, utilizzando siti e sistemi produttivi diversi, ha fatto crescere la ricchezza nel mondo e messo a disposizione prodotti a basso costo, che hanno favorito soprattutto le fasce economicamente più deboli (vogliamo parlare delle scarpe che avevo io e quelle che hanno i ragazzi di oggi?). Questo processo positivo ha covato un problema serio: il mercato più globalizzato è quello finanziario, cresciuto troppo rispetto a quello dei beni e consumi reali. Le catene diffuse vanno riorganizzate, il mercato finanziario va regolato in modo meno squilibrato. Vasto programma, me ne rendo conto, ma chi crede oggi di risolvere un problema deglobalizzando sarà perdente domani.
    8. Certo, la salute viene prima di tutto, ma salute e ricchezza sono sorelle. Un mondo più ricco è un mondo in cui si vive più a lungo e in migliore salute. Supporre di dovere scegliere fra le due sorelle significa solo avere già scelto di nuocere ad entrambe.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it
    @DavideGiac

    Pubblicato da Formiche