• Obituary. Remo Bodei (1938-2019)

    Dire Remo Bodei era un po’ come dire la filosofia in Italia. E in effetti il filosofo scomparso ieri a Pisa, ove viveva, col suo carattere pacioso e cordiale e la sua cultura indubbiamente immensa, sapeva mettere insieme accademici e vasto pubblico.. Accademico dei Lincei, professore alla Normale, è a lui che si deve la fortuna del Festival di Filosofia che da ormai circa venti anni si svolge a Modena, Carpi e Sassuolo. Ed è a lui che ci si rivolgeva quando, nelle redazioni dei giornali, nasceva la necessità di ascoltare la voce di un filosofo. Non si sottraeva mai ad un invito o a un convegno se la proposta gli veniva da un amico, quale forse un po’ anche me considerava. Una mia intervista a lui, sul senso del filosofare, uscita su “Il Mattino” di Napoli, fu usata come traccia dal Ministero per l’esame di maturità nel 2004. La sua indubbia capacità era quella di saper parlare in modo semplice e rivolto a tutti, senza nulla concedere in rigore filosofico. Conservava un accento sardo, essendo nato a Cagliari nel 1938, pur essendo vissuto sin da giovane sul continente. Amava la convivialità e la buona tavola: l’ultimo ricordo che ho di lui è a un tavolo qualche anno fa a brindare. Anche i temi che egli affrontava concernevano più la vita pratica e quotidiana di ognuno, ad esempio i sentimenti e le passioni, che non la pura speculazione. Anche se poi sapeva immettere la teoria nella prassi con indubbia maestria. Si è posto più da storico della filosofia che non da teoreta, ma solo perché aveva l’umiltà di non credere che oggi sia più tempo di “sistemi”. Lui che proprio allo studio del più importante e compiuto “sistema filosofico” della modernità aveva dedicato la sua prima importante opera: Sistema ed epoca in Hegel (ripubblicata ampliata nel 2014 dall’editore Il Mulino col titolo La civetta e la talpa). Era il 1975 e Bodei non aveva ancora quarant’anni. Si era laureato a Pisa e si era formato soprattutto sugli autori classici tedeschi, in importanti università quali Tubinga, Friburgo, Heidelberg, Bochum. Ad un grande e oggi quasi dimenticato filosofo tedesco, di cui aveva seguito le lezioni a Friburgo, si appassionò enormemente, quell’Ernst Bloch che aveva costruito sul “principio speranza” una sorta di revisione del marxismo fra l’utopistico-messianico e il libertario (Multiversum. Tempo e storia in Ernst Bloch, Bibliopolis 1979). E uomo di sinistra in senso lato fu sicuramente anche Bodei (lo si vede nella costruzione del programma del Festival di Modena), che però smussava questa sua propensione in quello che era il suo vero interesse: la filosofia e la sua storia. Di formazione filosofica continentale, ad un certo punto Bodei si aprì al mondo anglosassone; dal 2006 insegnò a Los Angeles, ma fu visiting professor nelle università di mezzo mondo. Difficile scegliere, nella sua vasta produzione, le opere più significative. Qui io mi sentirei di citare: Scomposizioni. Forme dell’individuo moderno, del 1987; Geometria delle passioni. Paura, speranza e felicità: filosofia e uso politico, del 1991 (la sua opera forse di maggior successo, pubblicata in più edizioni); Ordo amoris. Conflitti terreni e felicità celeste, del 1991; Le forme del bello, del 1995; Se la storia ha un senso, del 1997; Il noi diviso. Ethos e idee dell’Italia repubblicana, del 1998; Destini personali. L’età della colonizzazione delle coscienze, del 2002: Piramidi di tempo. Storie e teoria del déjà vu, del 2006. La vita delle cose, del 2009; Ira. La passione furente, del 2011; Immaginare altre vite. Realtà, progetti, desideri, del 2013; Limite, del 2016. Oltre a quella concernente le passioni, una costante che percorre tutto il suo pensiero e che forse lo fa essere particolarmente attuale è il tema del futuro: declinato in tutti i suoi aspetti e anche con considerevoli torsioni concettuali nel passaggio dalle questioni dell’utopia e della speranza, più riconducibili ad un filone di marxismo seppur eretico, a quelle dell’immaginazione e delle applicazioni delle tecnologie in senso disumano. Il libro che aveva appena pubblicato per Il Mulino ha un titolo esplicativo e significativo: Dominio e sottomissione Schiavi, animali, macchine. Intelligenza artificiale. Non va però dimenticato nemmeno il suo interesse per la storia e il concetto di filosofia, che per lui sostanzialmente aveva il compito di orientarci un po’ nel mondo e dare qualche senso ai labili pragmata umani. Qui segnalo: La filosofia nel Novecento, del 1997 e Una scintilla di fuoco. Invito alla filosofia, Bologna, Zanichelli, 2005