• «Se questo è un viaggio». Auschwitz nelle recensioni di Tripadvisor

     

    «Nel suo genere di museo dell’orrore non posso non dargli il punteggio massimo, cioè cinque palline». Così uno degli utenti di Tripadvisor nella sua recensione del museo statale di Auschwitz-Birkenau. Nelle pagine del «sito di viaggi più grande del mondo, nato per aiutare a pianificare la vacanza perfetta» ci sono migliaia di racconti, osservazioni, commenti, poesie, consigli lasciati dai turisti come testimonianza del loro viaggio della memoria. Per alcuni è una visita da fare se ci si trova dalle parti di Cracovia. Per altri un luogo di «pellegrinaggio obbligatorio». Nello spirito di Tripadvisor, l’innesco della recensione è dato dal desiderio di rendersi utili agli altri utenti. Scambiarsi pareri e informazioni pratiche su costi, parcheggi, guide, prenotazioni, eccetera.

    auschw

     

    Poi la cosa trascende. La recensione di Auschwitz diventa l’occasione per fermare e raccogliere le proprie emozioni, per lanciarsi in riflessioni apodittiche sul genere umano. Per i più pedanti, l’occasione di una lezione di storia da tramandare ai posteri. Lo sguardo turistico, la retorica scolastica, il collettivismo utilitarista. l’inseguimento del pacchetto qualità-prezzo perfetto, l’ethos universalista, la pace, la pietà, per non dimenticare, se questo è un uomo, la vità è bella. Tutto quanto assieme in un unico flusso di scrittura che ci restituisce un punto di vista significativo sul «dovere della memoria». Su «Auschwitz» all’epoca dei selfie tra le baracche e il filo spinato, mentre Justin Bibier su twitter recluta Anna Frank tra le «belieber».

    Auschwitz su Tripadvisor è «il numero 1 delle attrazioni a Oswiecim». I titoli delle recensioni richiamano anzitutto lo strazio emotivo e l’abisso di sconforto in cui si precipita. Però nascono effetti quantomeno stridenti, in un’insolita fusione di entusiasmo vacanziero, doveri civili e imperativi memoriali.

    Cattura 1

     

    Non mancano le critiche (lunghissime disamine con disappunto per la ristrutturazione delle baracche del campo, il taglio dell’erba, la guida, i punti ristoro, le aree parcheggio dei pullman)

    2

    Forse questi utenti si aspettano una replica di Piotr Cywinski, direttore del museo, come fanno molti proprietari di ristoranti e alberghi che su Tripadvisor rispondono alle critiche dei clienti. Tuttavia, se la cosa può consolarlo, il Museo di Anna Frank pare se la passi assai peggio. In tanti non esitano a dirci che si «aspettavano qualcosa in più»

     

    anna vuoto vuoto 2

    «Non si riesce a capire quello che hanno potuto veramente provare» (dunque, che palle). Ecco il punto. Tutto deve essere «toccante», altrimenti incomprensibile. Altrimenti, «non mi sono emozionato»

    anna3

    Nella loro ingenuità, le recensioni su Tripadvisor andrebbero prese sul serio. Perché sono una valida attestazione delle conseguenze di una pedagogia dell’orrore e di un sistema educativo che da tempo ha scelto di puntare tutto o quasi sul culto dell’emozione. La prevalenza della dimensione affettiva su quella cognitiva (che nel caso in questione prende la forma di un complesso conflitto tra memoria e storia che qui non abbiamo intenzione di sfiorare nemmeno), questa prevalenza degli affetti e del primato dell’«esperienza» – dicevo – ci spiega come mai siano assai poche le recensioni che accennano anche vagamente a collocare l’evento nel cuore della Seconda guerra mondiale. Tutto è universale. Archiviato nelle categorie del disumano, della cattiveria, della ferocia. Nella vaghezza epica dell’umano, «ma senza generalizzare» (con annessi strafalcioni che mandano in estasi i negazionisti, come quello dei «sei.milioni.dico.sei.milioni» morti ad Auschwitz)

    uomo

    uno dueeee

    Non tutti sono così precipitosi. Alcuni riflettono ad alta voce sul paradosso di recensire Auschwitz come un qualsiasi luogo turistico. Ma poi scatta un oscuro senso di colpa che «mi sembrava brutto non dire niente»

    scrivere o no.

     

    C’è chi per ricordarci e persuaderci che quel si vede ad Auschwitz è reale e non inventato intitola la sua recensione così:

    è reale e cita la vita è bella

     

    Il cinema manco a dirlo è un riferimento costante. Non a caso, il maggior numero di recensioni non lo troviamo né nel museo di Auschwitz, né per Anna Frank, ma qui

    oskar (2)

     

    Se trasformiamo la pedagogia della memoria in un «affare emotivo», non c’è motivo per non percepire i viaggi della memoria come emozioni da raccontare, recensire e condividere in perfetto accordo con gli scopi e la filosofia di Tripadvisor.

    È uno dei tanti paradossi, o se si preferisce delle sfide con cui la storia della Shoah è chiamata oggi a confrontarsi. Un cortocircuito del dovere della memoria che investe tutto e tutti. E che questo utente pare aver colto con grande efficacia

                                                                                                    non dim per non dim