• Verso Sud (su scuola e valutazione): eccellenti alla maturità, un disastro nei test d’ingresso

    Due notizie, entrambe pubblicate sul “Quotidiano della Calabria”, pongono più di qualche interrogativo a quanti operano nel settore dell’istruzione. La prima, relativa ai test d’ingresso per Medicina (citazione testuale dal sito web del “Quotidiano”): «I risultati dei test di ammissione nel campus di Germaneto sono stati disastrosi: solo 82 aspiranti matricole hanno dimostrato di avere le competenze minime richieste dalla prova nazionale, eseguita in contemporanea in tutti gli atenei italiani. E così i 173 posti vacanti sono ora a disposizione di quanti, altrove, sono rimasti fuori per carenza di disponibilità. A Bologna, ad esempio, dove su 430 posti ci sono stati 688 candidati che hanno superato la prova. O alla Statale di Milano (905 ammessi per 430 posti), a Padova, Pavia, Pisa, Torino, Udine, Verona».  

    Altrettanto sconfortante la seconda notizia, riferita a un settore scientifico diverso: «Diciamo subito che non ci troviamo di fronte al disastro dello scorso anno quando su 647 aspiranti matricole solo in 55 superarono i test d’accesso a Scienze della Formazione primaria. Per l’anno accademico 2013/2014, anzi, l’Unical riuscirà a coprire i 205 posti disponibili. Le prove d’ingresso, però, consegnano ugualmente un record negativo con la performance tutt’altro che brillante dell’esercito di candidati calabresi: ad Arcavacata c’è la percentuale di idonei più bassa d’Italia, con 207 aspiranti matricole su 663 che raggiungono il punteggio minimo di 63/90 previsto. […] Scorrendo le graduatorie pubblicate in queste ore dagli altri atenei viene fuori ad esempio che a Milano Bicocca su quasi 700 candidati presenti al test per un numero di posti disponibili pari a 400, i candidati non idonei – quindi che al test non hanno raggiunto il punteggio minimo – sono stati poco più di 150. E percentuali simili, che sfiorano l’80 per cento di risultati sopra la soglia, si riscontrano anche a Firenze, Torino, Udine, Bologna, Macerata, Urbino. Tutte università del nord e del centro Italia. Un dato che non sembra casuale dal momento che quando l’analisi si sposta sulle graduatorie degli atenei meridionali la percentuale di idonei scende sotto il 50 per cento. A Salerno e a Palermo ad esempio, su 800 e passa candidati, quasi 500 al test hanno dimostrato di non avere i requisiti minimi richiesti per l’ammissione. Il dato più clamoroso, come detto, resta quello dell’Unical dove meno di un terzo dei candidati supera il test e riesce a coprire per il rotto della cuffia i posti».  Per concludere: «E dire che la Calabria fino a qualche mese fa gongolava per un altro record, stavolta positivo: il maggior numero di 100 conquistato dagli studenti calabresi alla maturità». In altri termini: i migliori alla maturità diventano i peggiori quando devono affrontare i test d’ingresso e (soprattutto) misurarsi in maniera un po’ più oggettiva con i pari età del Centro e del Nord Italia.

    Questo dato, in realtà, non dovrebbe stupire poiché conferma, qualora ce ne fosse bisogno, quanto già era stato assodato (ed è, purtroppo, ogni anno assodato) da rilevazioni di diversa natura, quali quelle dell’INVALSI (l’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema dell’Istruzione) che, puntualmente, ribadiscono il divario nei risultati tra le scuole del Nord e le scuole del Sud, con picchi particolarmente negativi per gli istituti scolastici calabresi. Di fronte a tutto questo possiamo anche continuare a raccontarci delle storie (come spesso capita) e dire, per esempio, che a concorrere negli atenei settentrionali vanno numerosi studenti del sud, ma litigare con la realtà non sembra il modo migliore per affrontare le questioni spinose (e, detto per inciso, bisognerebbe pure spiegare come mai gli studenti meridionali vadano a tentare l’ingresso, con tutto quel che anche economicamente comporta, nelle università del Nord mentre il contrario non accade). Lo stato delle cose sembra un altro e cioè che il sistema dell’istruzione, da una certa latitudine in giù, non funziona come dovrebbe e non regge il paragone con i sistemi delle regioni poste al di là della “linea gotica”. Sicuramente è anche una questione di strutture, di differenza di contesti, di un sistema culturale globale che vedono in svantaggio, come dire?, “oggettivo” l’Italia meridionale, ma non si va lontano dal vero se si ipotizza che possa essere pure un fatto di “mentalità”. Per esempio, una cultura della valutazione che tante volte accomuna scuole e famiglie e che è, essenzialmente, una cultura del voto, inteso come voto alto e, possibilmente, massimo, senza preoccuparsi troppo se al simbolo numerico facciano riscontro corrispondenti conoscenze e, come si dice oggi, competenze. Ma anche un eccesso di tutela sui figli-alunni, concepiti, per definizione, come creature fragili, incapaci di accettare una sconfitta, uno scacco, un momento negativo nel loro percorso scolastico (e dire che, invece, proprio a questo si dovrebbe educare). E, da qui, una cultura del merito più annunciata e propagandata che effettivamente praticata e che guarda più alle punte d’eccellenza (certo che ci sono studenti meridionali in grado di sostenere il confronto con quelli del Nord) che ai valori medi, agli standard che un sistema riesce a garantire e a “produrre”. In generale, una maniera assolutoria e auto-assolutoria di considerare il proprio ruolo (cosa ci sarà mai di male se si riducono i “contenuti” del programma scolastico? Cosa influirà se si perdono, per le motivazioni più varie, dieci o venti giornate di lezione all’anno?), una tendenza a eliminare gli ostacoli, nascondendo la polvere sotto il tappeto, invece che a insegnare a superarli, una “filosofia” dell’aiutino che dai quiz televisivi si trasferisce, talvolta, nelle aule scolastiche e per la quale copiare è normale, permettere i suggerimenti addirittura doveroso, raggirare grazie al medium dei telefonini una dimostrazione di intelligenza. Non è compito di un post indugiare in analisi lunghe e dettagliate, ma porre qualche problema glielo si potrà ben concedere.