• Di smartphone, ospedali e cafoni

    In Italia succede anche questo. Affollata sala d’attesa di un reparto di un importante e frequentato ospedale universitario, di “rilievo nazionale” come recita l’intestazione dei diversi fogli di prenotazione in mano ai pazienti del nosocomio. A un certo punto si ode un poco gradevole motivetto, accuratamente ad alto volume. Sguardi indagatori nella sala. Due signore, una accanto all’altra, rimirano con assorto e divertito interesse lo schermo di uno smartphone dal quale proviene la fastidiosa melodia, che, all’evidenza, accompagna un video. Gli sguardi diventano attoniti e sbigottiti. Nessuno tra i presenti dice nulla. Le signore, incuranti di chi sta loro intorno, proseguono nella ludica attività mattutina e, da quel che sembra, neppure si avvedono degli sguardi di chi, abbastanza inorridito, le sta osservando. A pochi metri ci sono gli ambulatori dei medici impegnati nelle visite, le corsie di degenza delle pazienti, le sale operatorie. Nella migliore e più improbabile ipotesi le signore fanno parte di qualche associazione benefica che intende elargire dei momenti di relax a pazienti e familiari, nella peggiore sono due cafone. Vista l’improbabilità della prima ipotesi, non rimane che concludere, come diceva qualcuno, la seconda che hai detto.