• Una piccola biblioteca ideale

    La prima tentazione che viene dopo aver letto Classici per la vita. Una piccola biblioteca ideale di Nuccio Ordine (La nave di Teseo, 2016, € 15,00) è quella di disporsi al futile giochino del “chi c’è, chi non c’è”. Tentazione ben presto abbandonata quando si riflette sulla circostanza che il volume scaturisce dalla raccolta degli articoli scritti in un anno per la rubrica “Contro Verso”, tenuta da Ordine per il settimanale “Sette” del “Corriere della Sera”. Se gli anni fossero stati due il numero dei classici della “biblioteca ideale” si sarebbe raddoppiato, fossero stati sei mesi ci saremmo trovati dinanzi alla metà. Il “limite” esplicitamente e volutamente assunto dall’autore spiega anche il particolare numero legato alla scelta dei libri da proporre e rende, se possibile, ancora più futile il giochino pedante della caccia agli esclusi. C’è anche una seconda tentazione e ha a che fare con se stessi, con la propria passione di lettori, poiché, come per ogni “canone” di libri (anche se qui tale espressione è impropria), è quasi inevitabile misurare, oltre che le scelte dell’autore, le proprie conoscenze, tanto che l’elenco dei volumi diventa quasi un metro dell’ignoranza di ciascuno (quanti libri non letti, quanti autori persino sconosciuti). Può subentrare, poi, una terza tentazione, che è quella di dire (e di dirsi) “se fossi stato io al suo posto”, perché di Borges L’artefice e non (che so?) Finzioni o L’Aleph e di Platone perché solo il Simposio e non anche il Fedro e il Timeo? Ciascuno, in fondo, può smontare e rimontare a proprio piacimento qualsiasi “canone” proposto da altri, perché ciascuno ha il proprio “canone” e questo è uno di quei casi in cui è possibile esercitare la sovrana libertà di condividere o non condividere, essendo, naturalmente, consapevoli che una cosa è se un canone lo propone George Steiner o Harold Bloom altra se il proponente è il critico letterario del giornale di Laputa. Inutile dire, inoltre, che bisognerebbe pure discutere sulla nozione di “classico” (anche se si potrebbe concordare con Calvino e dire che “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”), così come su quale sia e quale possa essere la relazione tra i classici e la vita. A me, per esempio, sarebbe sempre piaciuto scrivere qualcosa del tipo “Libri che cambiano la vita”, intendendo la mia vita, per concludere che quelli sono i miei classici, i libri senza i quali non sarei ciò che sono, i libri senza i quali non potrei stare, i libri, come si dice, che condurrei con me sull’isola deserta, incontrando magari, di tanto in tanto, qualche altro Robinson con una “biblioteca ideale” diversa dalla mia e con cui scambiarsi impressioni, giudizi, letture, sapendo che, in materia, nessuno dei due ha più ragione dell’altro. In questo modo, credo, si potrebbe anche fondare una specie di scuola della reciproca tolleranza tra i lettori, che conoscerebbe un unico limite, quello di escludere da essa gli intolleranti, come farebbe anche Locke, quelli che i libri li distruggono, quelli che ogni tanto propongono di bruciarli (anche solo fermandosi alle parole). Ecco, alla fine, non è per nulla importante dedicarsi a quell’esercizio ozioso che consiste nel compilare le liste degli inclusi e degli esclusi o nell’indugiare nella pratica del “se”, perché, nel bel libro di Ordine, c’è da conservare innanzitutto un messaggio forte che lo attraversa dalla prima all’ultima parola, senza riserve mentali e senza equivoci, partigianamente a favore dei libri: “Bisogna partire dai classici, dalla scuola, dall’università, da quei saperi ritenuti ingiustamente inutili – conclude Nuccio Ordine –  per formare le nuove generazioni di cittadini. Perché, come ricordava Giordano Bruno in una bellissima battuta del Candelaio, tutto dipende dal primo bottone: collocarlo nell’asola sbagliata significherebbe continuare, irrimediabilmente, a infilare un errore dopo l’altro”. Insomma, è tutto un problema di asole (fare di tutto per infilare quelle giuste) e di isole, forse non troppo deserte, sulle quali portarsi dietro i libri da custodire. Ritengo ci siano pochi dubbi sul fatto che, se tali isole esistono, da qualche parte ci sia anche Ordine, con una piccola biblioteca “ideale” e magari portatile.