• L’uccisione di Babbo Natale

    Prima ancora che la sua scomparsa venisse autorevolmente auspicata dalla rivista The Lancet Psychiatry, l’uccisione di Babbo Natale era stata inscenata nel 1951 a Digione, brillantemente studiata da Claude Lévi-Strauss e cantata da Francesco De Gregori. Anche se, in realtà, “France Soir”, che riportava la notizia dell’esecuzione del vecchio con la barba a Digione, ne annunciava, contemporaneamente, la morte e la resurrezione: bruciato il 23 dicembre sul sagrato della chiesa cittadina in quanto eretico e usurpatore della principale festa della cristianità, Babbo Natale, secondo il quotidiano francese, sarebbe risorto il giorno dopo nella piazza del Palazzo comunale, quasi in una simbolica contrapposizione tra la Francia cattolica, autrice del rogo, e la Francia laica, in questo caso non si sa quanto illuminista, all’origine della sua anastasi. Insomma, The Lancet Psychiatry giunge in netto ritardo nel denunciare i pericoli legati alla familiare figura natalizia, che appare incarnare, secondo i severi studiosi anglosassoni, un potente elogio della bugia e della menzogna, a tutto danno dei bambini (che scopriranno tardi il ruolo di mentitori dei genitori, con chissà quali irreparabili danni per la loro psiche) e a esclusivo vantaggio degli adulti, che, con la loro messinscena, ritrovano il tempo delle magie infantili (evidentemente, aggiungeremmo, non così terribile se provano piacere a ritrovarlo) e, soprattutto, si rimpinzano con i dolci festivi che i bambini stessi hanno preparato. L’inappellabile condanna non fa, tuttavia, i conti con la circostanza che le cose  con Babbo Natale non stanno in una maniera così semplice che per sbarazzarsene basterebbe una scrollata di spalle o una presa d’atto della sua presunta pericolosità. Babbo Natale è una figura tremendamente seria, dotata di caratteri di perennità (secondo la conclusione del suggestivo saggio di Lévi-Strauss dedicato al “Babbo Natale suppliziato”in Francia) e che corrisponde a strutture di lunga durata della nostra psiche. Si ricollega, infatti, visto alla luce delle analisi comparative del grande antropologo, ai riti di iniziazione che in numerose società conducono verso il passaggio all’età adulta e non è altro che una delle tante figure rassicuranti (il Julebok scandinavo, il San Nicola cristiano) che colmano di doni i piccoli, contrapponendosi al Saturno divoratore dei bambini. Poi è chiaro che per diventare adulti bisogna “uccidere” Babbo Natale, come fa in De Gregori il “figlio del figlio dei fiori” con un coltello e con un bastone. Ma soltanto poi, quando il rito si è oramai compiuto, non prima. Prima, di Babbo Natale c’è bisogno.