• La laurea ” lunga” dell’università italiana

    I giornali di oggi annunciano la débâcle dell’università italiana, nella quale i tempi medi per ottenere la laurea triennale (che ci sarà consentito definire famigerata) in molti casi superano di due anni il corso ordinario. Cinque anni e due mesi servono nel gruppo letterario, quasi cinque in quello di architettura, addirittura oltre sei anni e mezzo (più del doppio) nel gruppo giuridico. Il titolo magistrale, poi, non si consegue, in media, prima dei ventisette anni, anche qui con un allungamento dei tempi che non sembra esagerato definire preoccupante. Le ragioni di tale stato delle cose possono essere, ovviamente, molte, diversificate, riconducibili a cause generali e individuali di vario tipo. Una cosa semplice e breve riteniamo, però, si possa dire, perché, se poniamo tra parentesi questo problema e sospendiamo intorno a esso il giudizio, è anche vero che, al di fuori dei tempi medi delle indagini statistiche, c’è anche chi consegue nei termini previsti (e talvolta persino più brevi) sia la laurea triennale sia quella magistrale. Ci si chiede, allora, se un sistema politico che, a parole e per soli enunciati, ripete un giorno sì e l’altro pure di voler premiare il merito, non dovrebbe, in qualche maniera, trovare il modo di tenerne conto. Per esempio, riconoscendo, in tale caso, uno specifico punteggio aggiuntivo per chi partecipa a un pubblico concorso, con il risultato di riconoscere una parte del suo a chi ha ben fatto e, forse, di incentivare gli altri a far bene, nella prospettiva del “premio” conclusivo. Invece (e purtroppo) si riconoscono i “titoli” più disparati, spesso purché in linea con l’ideologia dominante dell’era digitale, mentre si ignora un percorso il quale, proprio perché “eccezionale”, dovrebbe essere adeguatamente riconosciuto. Un piccolo esempio, qualora ce ne fosse stato bisogno, dell’invidiabile coerenza tra la poesia della propaganda e degli enunciati e la prosa di una ben diversa realtà. E dire che si tratterebbe, se così si può definire, di una riforma minuscola e a costo zero (a proposito di spending review).