• Insicurezza percepita

    Civilissima città del centro Italia, sera di fine giugno. Taxi dall’aeroporto al centro che, per giungere a destinazione, deve passare davanti alla stazione centrale. Il tassista, non richiesto, parla a ruota libera e segue il suo monologo interiore, contro il degrado della città, contro spacciatori e immigrati che la infestano, contro le mille insicurezze che impediscono ai suoi figli di uscire la sera, mentre lui, da giovane, poteva circolare liberamente. Mostra con la mano un piccolo gruppo di pusher che sostano ai margini del vialone che dalla stazione conduce al centro e più in là indica pochi ambulanti abusivi che occupano il selciato. Stessa città, quindici giorni prima, interno di un grande ospedale. L’infermiera, in attesa di completare il suo lavoro, parla, anche lei abbastanza a ruota libera, e propone di fare come negli Stati Uniti (come secondo lei accade negli Stati Uniti) con i cecchini che sparano contro gli immigrati clandestini. Tra l’uno e l’altro episodio, esterno notte nelle centralissime strade della movida: violenta rissa tra contrapposti gruppi di immigrati, un barista prova a mettersi in mezzo e finisce al Pronto soccorso con il naso fratturato. Per il resto la città prosegue la sua vita di sempre: folle di giovani che la attraversano, ristoranti e locali pieni (come direbbe il Berlusconi dei tempi migliori), eventi e iniziative di inizio estate. Dinanzi al tassista e all’infermiera, di fronte alle prime pagine dei giornali locali che condiscono in tutte le salse la guerriglia notturna nelle strade del centro, la nostra cultura democratica si sforza di ragionare e di riflettere, snocciola studi e statistiche, dati alla mano che indicano l’assenza di un’emergenza sicurezza. Nella sua vocazione per le distinzioni chiarisce che c’è un’insicurezza reale (idea non del tutto sostenibile) e un’insicurezza percepita. Nella medesima città, sede di prestigiose istituzioni universitarie e di grande tradizione civica e culturale, domenica 24 giugno si tiene il ballottaggio per il Comune e vince Salvini, dopo decenni di amministrazione di sinistra. Mi sa che la maggior parte degli elettori si lascia influenzare dall’insicurezza percepita e che, forse, prima di prendersela con Salvini, la nostra cultura democratica dovrebbe interrogarsi su se stessa e qualche domanda dovrebbe porsela. Forse, potrebbe scoprire che c’è qualcosa che non ha ben capito.