• I filosofi e la testa tra le nuvole: da Talete alla ministra Bongiorno

    A margine del confronto, diciamo così, dialettico che l’ha vista contrapposta qualche sera fa a Massimo Cacciari negli studi di “Otto e mezzo”, il programma condotto da Lilli Gruber, la ministra Giulia Bongiorno è nuovamente intervenuta sulla tenzone durante la puntata di “L’aria che tira” del 10 gennaio. In questa seconda occasione, oltre a riprovare l’aggressività dei “buoni” (tipologia di figure alla quale, secondo l’autorevole parere ministeriale, Cacciari apparterrebbe), la ministra non ha rinunciato a un’osservazione sui filosofi – certamente non inedita né originale forse nemmeno per uno studio televisivo – i quali (testuale) ” [...] hanno un po’ la testa sulle nuvole e quindi non hanno modo di concentrarsi sulle leggi”. L’affermazione della ministra, che meriterebbe qualche ulteriore riflessione anche alla luce della biografia di Cacciari e della sua produzione scientifica, non è altro che una variante (una delle tante varianti) di una storia che comincia da lontano e che pone la filosofia come un sapere lontano dalle cose del mondo e “astratto”. Non per nulla i suoi inizi in Occidente sono legati a un aneddoto, riportato da Platone nel Teeteto (174, a-c), che ha per protagonisti un pensatore dell’Asia Minore (Talete di Mileto) e una donna tracia. Secondo questo aneddoto, Talete, mentre sta osservando le stelle, va a finire in un pozzo e la serva tracia lo deride. A voler utilizzare un modo di dire figurato, si potrebbe pensare che Talete in quel momento avesse (appunto) la testa tra le nuvole, ma Hans Blumenberg ha chiarito che, in base all’espressione greca, “fare astronomia” ha anche il significato di “scrutare le nubi”, circostanza che può implicare un accantonamento della semplice metafora a favore di un’assunzione di tipo letterale: Talete era impegnato in previsioni meteorologiche. Tant’è che, sulla scorta di un altro episodio riportato da Aristotele nella Politica (1259, a), il medesimo Talete, avendo previsto grazie alle sue cognizioni astronomiche un abbondante raccolto di olive, si era accaparrato con una piccola somma tutti i frantoi di Chio e di Mileto e, giunto il tempo della raccolta, li aveva noleggiati al prezzo voluto, arricchendosi e dimostrando quanto fosse fallace l’idea dell’inutilità della filosofia. Dunque, in Talete convivono due diverse tradizioni: una che pone il protofilosofo come perduto tra le nubi e la filosofia senza alcuna utilità pratica, l’altra che ne fa un’incarnazione della saggezza e, addirittura, un campione di senso degli affari. Insomma, le parole della ministra, usate in quel contesto televisivo quasi come “argumentum crucis” per ribadire l’insostenibilità delle tesi di Cacciari sull’immigrazione (se i filosofi sono così distanti dalla realtà è bene che si occupino di altro e lascino ai politici il gravoso ufficio di pensare alle leggi), svelano un atteggiamento culturale di lunghissimo periodo che svaluta la filosofia per la sua “astrattezza”, dimenticando, tuttavia, che esiste pure un altro lato della faccenda e che già Talete anticamente incarnava. Forse, come da qualche tempo ricorda con passione Nuccio Ordine, è davvero giunto il momento di rispolverare i classici.