• Dai “brevi cenni” al riassunto

    Viene annunciata dai giornali come una svolta (ed è già tanto che con l’immancabile gusto per l’iperbole qualcuno non la enunci come una rivoluzione), ma i buoni pedagogisti e i bravi linguisti lo hanno sempre detto e saputo: il riassunto è preferibile al tema. Sembra una questione minore o, addirittura, poco essenziale e però così non è, perché ne va dell’apprendimento e dell’uso della lingua italiana, un bene “immateriale” da salvaguardare e trasmettere alle generazioni future in tutto il suo ricco e affascinante potenziale. E non c’è neppure bisogno di rispolverare l’espressione di derivazione gramsciana (ma da Gramsci utilizzata per un diverso ambito) “brevi cenni sull’universo” per applicarla al tema e per dire della sua “inferiorità” rispetto al riassunto, perché il confronto tra le due modalità di esercitarsi nella scrittura appare all’evidenza impari. Il tema, molto spesso, è soltanto confronto autoreferenziale con se stessi, con il proprio mondo interiore e con le proprie idee ricevute (ahimè di frequente poche, mal digerite e ancor peggio argomentate). Il riassunto è apertura al mondo e all’altro, un fare i conti con un testo che ci pre-esiste e che è dotato di proprie regole, di una propria cifra stilistica e di un proprio linguaggio da cui non è possibile prescindere. Esercitarsi in un riassunto significa misurarsi con il “gran libro del mondo”, un mondo fatto di parole che occorre decifrare, sulle quali è necessario interrogarsi e che, alla fine, bisogna anche riorganizzare. Insomma, nello svolgere ciò che, all’apparenza, è soltanto un arido esercizio scolastico ci si imbatte nell’esperienza dell’altro da sé, con tutte le difficoltà e le incertezze che essa comporta, come quando si attraversa un territorio fino a un momento prima non conosciuto.