• Viktor Orbán.

    Gli ungheresi sono convinti che l’Europa Unita sia impegnata a reggere in piedi il suo carrozzone burocratico e non troverà una soluzione ragionevole per i clandestini che ogni giorno arrivano sempre più numerosi. I cittadini sono altresì convinti che la scelta del Premier Viktor Orbán di realizzare una barriera protettiva ai confini con la Serbia sia l’unica possibile e quindi moderatamente efficace; aggiungono che “prima o poi Orbán avrà ragione”, nel senso che la sua scelta verrà probabilmente riconosciuta come la più adeguata fino a ora possibile. L’installazione della barriera è utile soprattutto perché i profughi non attraversino liberamente la “frontiera verde” senza essere identificati che, oggi più che mai, rappresenta una buona pratica. Gli ungheresi, infatti, ricordano che difendendo i loro confini equivale a difendere i Paesi europei come fecero centinaia di anni fa da tartari e turchi.

    Come membro diligente dell’Unione e dopo aver atteso lungamente una decisione collettiva, il Premier ungherese Orbán ha preso la giusta decisione a cui anche altri Paesi (Turchia, Bulgaria, Grecia, Spagna) erano giunti in passato con maggiore autocrazia.

    Oggi, finalmente, anche il Presidente François Hollande si è espresso in maniera analoga. Nel corso dell’incontro ufficiale con Matteo Renzi all’Expo di Milano, Hollande ha ribadito che respingendo gli immigrati in Italia i francesi hanno applicato la legge.

    Pertanto, l’unico Paese a restare con il cerino in mano è proprio l’Italia che – imperterrito – attende decisioni dall’Alto. Era lapalissiano che il fantomatico Piano B minacciato da Renzi non avrebbe avuto alcun seguito. Infatti la storia insegna che noi siamo il Paese del “ni” e nel momento delle grandi scelte non sappiamo mai quali decisioni prendere in campo internazionale. Come esempio, sovviene infatti il Trattato del Trianon quando, sebbene potenza vincitrice, l’Italia fu neutrale nel definire il futuro del Regno d’Ungheria dopo la dissoluzione dell’Impero austro-ungarico, per il quale proprio la Francia era schierata a favore di sanzioni esemplari. E’ proprio nel quadro della ridotta autorevolezza storica del nostro Paese, se le incessanti richieste dell’Italia non trovano soluzione oltre le apparenti buone intenzioni della Francia, della Gran Bretagna e dei Paesi scandinavi. I francesi, in particolare, anche se sono i nostri cugini, possono lamentare scelte non molto amichevoli nei loro confronti e in questa occasione essi fanno altrettanto.

    Nel corso dell’incontro con Hollande, il Presidente del Consiglio si è limitato a rimanere ancora nell’ambito delle buone intenzioni; ha detto “no a isterismo, no a egoismi”, poi “non costruire muri dell’intolleranza”, ma si tratta di locuzioni fuori tempo che tracciano un passo indietro rispetto al minacciato Piano B, privo di contenuti.

    Oggi abbiamo preso nota che, oltre a confidare in una improbabile decisione utile dell’Unione Europea, il nostro Paese non ha alcuna soluzione in mano; avrebbe potuto almeno obbligare le navi dei Paesi europei che avevano soccorso i profughi nel mare di Sicilia a portarseli a casa propria, non concedendo l’autorizzazione all’attracco per farli sbarcare. Forse sarebbe stata poca cosa, ma l’Italia per la prima volta avrebbe mostrato i necessari muscoli che in diplomazia, a volte, hanno il loro significato.

    Rocco Turi