• “The Love for Three Oranges” di Sergei Prokofiev dal Teatro Nazionale di Zagabria al Bartók Plus OperaFestival 2018

    L’opera “The Love for Three Oranges”, presentata ieri sera a Miskolc è stata brillante, interattiva e divertente. Vedere improvvisamente alzarsi il pubblico seduto accanto in prima fila e scoprire che si trattava di attori che interagivano con i colleghi sul palco è stata una sorpresa; bella trovata in questa opera in due atti del Teatro Nazionale di Zagabria, condotta da Niksa Bareza e diretta da Krešimir Dolenčić davanti all’Ambasciatore di Croazia e al competente pubblico ungherese che, nel corso della performance, ha interagito più volte con sorrisi e applausi.
    Tra divertimento del pubblico, comici, saltimbanchi e burloni sul palco, il protagonista di “The Love for Three Oranges” è un principe pervaso dalla malinconia che nessuno è in grado di rallegrare. Viene così deciso di organizzare una festa per farlo ridere, ma l’episodio desiderato arriva solo quando davanti a lui si presenta Fatamorgana, strega crudele e indifferente. Il principe ride ma la strega lo maledice. Egli sarà così ossessionato da un “amore per tre arance” che nasconde tre principesse. Il principe incontra le tre arance in un deserto, ma non sa che le arance possono essere aperte solo vicino all’acqua; due delle principesse muoiono di sete. La terza principessa sopravvive, ma il principe è felice solo per un periodo molto breve. Fatamorgana, infatti, trasforma la principessa in un topo seduto sul trono nel giorno del matrimonio. Solo dopo e alla fine dell’opera, per concludersi in bellezza, il topo ritorna a essere “principessa”.
    L’opera, non molto rappresentata sui palcoscenici, è un capolavoro comico e tragico di Sergei Prokofiev che può essere indicato come paradigmatico della commedia dell’arte perché, per la prima volta, ha portato nell’opera un genere grottesco. Arguzia, freddure e ironia hanno accompagnato il testo e la musica; ma sulla traccia dell’interattività, è necessario sottolineare il lavoro di Simon Beyer che ha curato la perfetta armonia fra costumi e scene rappresentate. E’ giusto mettere in risalto anche il gioco delle luci che ha coinvolto il teatro con un curioso lampeggiamento interattivo con ciò che accedeva sul palco.
    Ulteriore sorpresa è stata lo scoprire che il titolo originale sul quale è basata l’opera è “L’amore delle tre melarancie”, uno strano racconto di Carlo Gozzi, scritto nel 1761.
    Carlo Gozzi era un drammaturgo e un personaggio che in pochi conoscono, per non dire “nessuno”. A Miskolc qualcuno ha lanciato l’idea di contare le persone che conoscessero Carlo Gozzi prima della rappresentazione. Eppure, Carlo Gozzi è uno di quei personaggi che nella loro epoca hanno fatto molto e aveva avuto il coraggio di polemizzare con il suo concittadino veneziano Carlo Goldoni sulla concezione della commedia dell’arte ed era stato messo a tacere dal più forte. “L’amore delle tre melarancie” era proprio il suo proclama contro Goldoni e, come reazione, egli non poteva aspettarsi che l’oblio. Niente male se ora ottenga il suo riscatto, perché l’opera è fra le più brillanti nel suo genere.
    Il pubblico, se vuole divertirsi, è necessario che guardi esibizioni del genere e riveda più volte quest’opera che il Teatro Nazionale di Zagabria ha magistralmente presentato al Bartok Plus Opera Festival 2018 in presenza del suo Ambasciatore. Carlo Gozzi, tuttavia, non ha scritto solo “L’amore delle tre melarancie” che Prokofiev ha messo in scena con il titolo “The Love for Three Oranges”, ma il suo successo postumo può essere coronato con la commedia “Turandot”, l’opera da cui Giacomo Puccini ebbe l’spirazione per la sua ultima opera lirica.

    Rocco Turi, da Miskolc