• Lo storico, critico d’arte e polemista Vittorio Sgarbi è assessore alla cultura di Urbino

    ed è anche assessore al centro storico di Cosenza. Nulla da obiettare sulla compatibilità degli incarichi, perché le indicazioni fornite dalla prima sezione del Consiglio di Stato – nel parere espresso al Ministero dell’Interno il 22 ottobre 2008 – sono chiare. In quell’occasione furono chiariti i dubbi interpretativi sull’applicazione del Dlgs n.267/2000 sull’ordinamento degli enti locali. Nel marzo 2009, in un suo lucido intervento su Il Sole 24 Ore, Arturo Bianco scrisse che “la mancanza di una esplicita previsione legislativa non può che portare alla esclusione della applicazione dell’istituto della incompatibilità (…)”.
    La carenza legislativa potrebbe, allora, suggerire una disquisizione di carattere etico. Sgarbi, tuttavia, si occupa di estetica e questo suo concetto, molto pronunciato e divulgato, trovasi spesso agli antipodi con l’etica; pertanto appare inutile scorgere in questo ambito una logica che giustifichi l’accettazione di un assessorato in città diverse. D’altra parte, le città sono talmente dissimili da sembrare esse stesse agli antipodi. Certo, Sgarbi ama le provocazioni e questa potrebbe essere stata una causa che abbia giustificato il suo gradimento dell’incarico di assessore della città di Cosenza. Infatti, è noto che la provocazione appare essere la sua arma migliore – dal momento che anche a Urbino Sgarbi applica la medesima tecnica. Di fronte alla vulgata che gli studenti universitari urbinati non entrerebbero all’interno del grandioso palazzo Ducale prima del conseguimento della laurea, Sgarbi ha emesso un “editto” molto suggestivo ma utile solo come sfida mediatica.
    Oltre alla provocazione, altri stimoli – anche non adeguati al caso – potrebbero aver suggerito a Sgarbi l’accettazione contemporanea dei due incarichi di assessorato.
    Sulla rassegna stampa che ricevo dalla Calabria ho recentemente letto che, sul piano mediatico, Sgarbi sarebbe insuperabile; è inoppugnabile ma è anche difficile comprendere il nesso tra le indiscusse capacità esplicative del personaggio (che trovano origine unicamente nella sua perfetta conoscenza del mezzo e nel relativo esercizio mediale) e le questioni culturali, che esulano dalle capacità massmediatiche.
    Vero è che la città di Cosenza non ha un granché di centro storico. Lo si vuole forse paragonare a quello di Urbino, ma nella fattispecie Cosenza è carente anche di una sua potenzialità; lo si potrebbe solo fare come provocazione. Al contrario, se Sgarbi ritenga che il centro storico di Cosenza sia degno di essere salvato, piuttosto che esprimersi genericamente, sarebbe opportuno capire cosa meriterebbe di essere protetto, tale da giustificare la designazione di un assessore (già nominato anche in passato). Dovrebbe essere indicato punto per punto ciò che della città storica sarebbe meritevole di essere recuperato; sarebbe inutile generalizzare sulla città, la società e la vita in quel borgo, laddove in passato anch’io ho abitato in una pensione familiare per i miei studi e dove la sociologia ha ampiamente esaminato i problemi locali. Certo, Sgarbi non è un sociologo e non potrebbe affrontare il caso sociologico della città di Cosenza.
    Cosenza antica non è Urbino; Cosenza non è una città concentrica e neppure un luogo degradato da riportare a una vivibilità più coerente con i tempi. Cosenza antica è una città abbandonata perché l’intera città si è allungata e non vi è un chicchessia presupposto per la sua palingenesi.
    Lo dimostra il fatto che in una mia visita alla città antica di Cosenza insieme a colleghi stranieri mi sono ritrovato in un’area chissà-quanto-costata, già (anche ben) restaurata e rifatta con vetrate calpestabili, ridotta ora a una ecologia visiva (concetto di cui ho parlato in Ungheria almeno 25-30 anni fa in un incontro interdisciplinare fra sociologi e architetti) da falansterio fourierano abbandonato, di cui vergognarsi per senso civico ed estetica. Provare per credere.
    Se Sgarbi, che è l’assessore al centro storico di Cosenza, si recasse nello spazio antistante la Biblioteca Nazionale della città, comprenderebbe quale sia la vera differenza fra Urbino e Cosenza; e la sua inutilità come assessore al centro storico di questa città.

    Rocco Turi, da Budapest