• Storia segreta del Pci, 2013 – 2017

    Sono passati quatto anni dalla pubblicazione di “Storia segreta del Pci”, libro edito da Rubbettino, il cui contenuto è, evidentemente, a prova di qualsiasi nuova Commissione d’Inchiesta sul caso Moro e di qualsiasi libro fino a ora pubblicato sul rapimento del Presidente democristiano, tranne i miei. L’anniversario di “Storia segreta del Pci” viene qui rievocato riprendendo il primo comunicato stampa, emesso nel marzo 2013.

    Il delitto di Aldo Moro è stato frutto di una strategia del terrorismo internazionale che usò la sigla delle Brigate Rosse per l’omicidio. Il meccanismo era stato pensato, progettato e ideato oltre cortina di ferro. Insomma, a uccidere lo statista democristiano furono persone “etero dirette e manipolate” da agenti e interessi assai lontani dai confini del nostro Paese. 39 anni dopo l’uccisione di Aldo Moro il libro del sociologo Rocco Turi “Storia segreta del Pci” riapre e chiude definitivamente il caso sotto una luce completamente diversa. Per l’autore, le prove contenute nel libro – rivoluzionario rispetto a quanto si è detto e scritto finora – sono state raccolte seguendo le tracce dei partigiani italiani fuggiti in Cecoslovacchia con la complicità del Partito Comunista italiano e dell’apparato protettivo dei Paesi del medio Est europeo. “Dietro la vicenda Moro”, scrive Rocco Turi nel suo libro, “si muovono storie e personaggi bene identificati che riconducono a (e coinvolgono) esponenti chiave del comunismo, ma i mille depistaggi di questi anni hanno portato gli studiosi della materia e gli stessi investigatori su strade completamente diverse e lontane dalla vera storia del delitto”.
    Alla base di questo saggio, frutto di oltre 30 anni di ricerche negli archivi segreti delle autorità diplomatiche dei paesi dell’Est – sottolinea lo studioso – ci sono decine di documenti storici top-secret (pubblicati nel libro) che confermano il ruolo determinante e dirompente che i nostri partigiani fuggiti a Praga svolsero in tutti gli anni che seguirono la loro fuga dall’Italia. Un nome per tutti – annota Turi – è quello di Rudolf Barack, ex ministro dell’interno cecoslovacco negli anni ‘50, che mai aveva accettato di incontrare uno studioso straniero, e che confermò a Turi durante un colloquio personale che i partigiani italiani furono per anni al servizio del Kgb e della polizia segreta cecoslovacca. Non a caso la Cecoslovacchia fu meta preferita per l’addestramento di terroristi provenienti da tutto il mondo e tutto questo, oggi, lo si ritrova nelle carte diplomatiche di quegli anni, che sono il vero cuore del libro, a cui l’autore del saggio ha avuto il privilegio di poter accedere attraverso la sua base operativa alla Facoltà di filosofia e la Cattedra marxista – leninista di sociologia all’Università Internazionale J.E. Purkyne di Brno, grazie a borse di studio ottenute negli anni ottanta da parte di: Governo italiano, Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, Governo cecoslovacco, Accademia delle Scienze di Praga.

    Rocco Turi, Budapest