• Si salvi chi puo

    “Grazie all’Italia per l’aiuto; siamo tutti commossi per i vostri gesti”. E’ il concetto che da una settimana sento ripetere ai cittadini ungheresi per ciò che l’Italia ha fatto dopo lo schianto dell’autobus contro il pilastro del cavalcavia autostradale, nei pressi di Verona. In Ungheria piangono 16 ragazzi liceali tra i 14 e i 18 anni e il funerale ha messo in evidenza l’afflato umano del popolo ungherese.

    Anche l’Italia-del-cuore non si è smentita; anche in questa occasione il popolo italiano ha mostrato la sua dote personale più significativa: l’altruismo. Il cittadino italiano non si tira indietro quando si tratta di dare una mano ai propri simili; ha soccorso i ragazzi, li ha curati, aiutato i familiari accorsi da Budapest, li ha ospitati, sta indagando sulle cause dell’incidente; a nessuno ha fatto mancare il calore necessario per districarsi nel meandro della tragedia.

    Purtroppo, ai cittadini italiani mancano i mezzi per affrontare le tragedie più complesse; quelle che richiedono l’organizzazione materiale preventiva dello Stato per affrontare difficoltà oltre l’afflato umano, oltre i sentimenti e il buon cuore. In Italia non c’è una Protezione Civile che incorpori il senso più corretto di questa locuzione. Quando il “gioco si fa duro” qui si resta incapaci e a mani nude. Vedi Rigopiano.

    I soccorsi “veri” giunsero a Rigopiano dopo circa 24 ore, tempo indegno per una Protezione Civile, quando la bassa temperatura stava ormai indebolendo il corpo dei prigionieri del freddo. Se al “centro di coordinamento dei soccorsi” mettono in dubbio una telefonata nella quale si chiede proprio un soccorso, verrebbe confermata l’ipotesi che l’hotel Rigopiano era osservato come un luogo per ricchi, i quali avrebbero potuto affrontare autonomamente le proprie difficoltà. Il concetto è stato ufficialmente tradotto in “evidenti incomprensioni alla richiesta di aiuti”, come se si parlasse in due lingue diverse. Non c’era motivo di ignorare una richiesta di aiuto se i centri di coordinamento dei soccorsi sono lì unicamente per questo motivo, salvo adottare – ma solo dopo – i provvedimenti ritorsivi a carico degli eventuali speculatori.

    Tuttavia, una volta giunti a Rigopiano, i soccorritori si sono ritrovati con badili, zappe e picconi per circa una settimana. Roba di un secolo fa.

    Solo ieri si sono osservati in tv i primi mezzi meccanici i quali, con tale ritardo, sono serviti a ritrovare – inevitabilmente – altri morti. Purtroppo, c’è chi rimuove ogni responsabilità politica ribadendo che in Italia ci sarebbe una “Protezione Civile all’avanguardia”. Evidentemente non è così e c’è l’evidente messaggio che non c’è lezione da imparare. Si salvi chi può.

    Rocco Turi, 26 gennaio 2017 Budapest