• Scendere in piazza come “Cassandra crossing”

    “Cassandra crossing” è il titolo di un film drammatico con la regia del greco George Pan Cosmatos il quale, nel 1976, lo trasse da un romanzo di Robert Katz ed ebbe un successo clamoroso. Nel film qualcuno decide di non fermare un treno diretto verso il baratro, rappresentato da un ponte dismesso e arrugginito, per cui i passeggeri muoiono. Ieri a Roma e a Milano il Partito democratico è sceso in piazza per fare qualcosa di simile perché ha tradito interamente i suoi principi.
    Il Pd è sceso in piazza contro il “Documento di economia e finanza 2018” che contiene, fra l’altro, l’introduzione del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza. In pratica, viene rinnegata definitivamente la sua storia che difendeva i più deboli e gli emarginati per legittimare oggi le élites finanziarie europee, le economie mondialiste, i Soros e le banche. Eppure, i docenti storici di questo partito ci avevano insegnato la teoria secondo la quale gli investimenti e i consumi producono reddito nazionale e occupazione.

    In questi anni è stato dimostrato con i fatti che il mercato – lasciato libero ai privati – non è capace di produrre occupazione, pertanto nulla cambierebbe attraverso lo status quo che garantisce unicamente i burocrati di Bruxelles. Questo governo, sulle tracce della teoria keynesiana a favore di una economia mista, sta tentando di percorrere una nuova strada, quella strada che Keynes dimostrò utile sette anni dopo la crisi del 1929. Con il libro “The General Theory of Employment, Interest and Money”, scritto nel 1936, Keynes dimostrò come favorire la domanda aumentando la spesa pubblica in periodi di crisi dia ottimi risultati. Docenti comunisti spiegarono che in periodo di crisi sarebbe meglio offrire un reddito anche facendo scavare buche per poi ricoprirle. Questo governo sta percorrendo la medesima strada senza applicare l’ipocrisia delle buche. Di Maio dice che la bontà della scelta verrà dimostrata; Salvini ripete che i burocrati dell’Europa se ne faranno una ragione. La verità è che il reddito percepito sotto forma di “cittadinanza” e di “pensione” verrebbe speso e il mercato dovrebbe offrire un positivo contraccolpo. Tutto questo lo spiega la ragione, oltre la teoria keynesiana.
    Intanto sappiamo che la politica economica basata sullo stallo, perseguita da ogni governo precedente, è fallita e non sarebbe utile continuare sulla medesima traccia perché già se ne conoscono i risultati; in una situazione di immobilità o di incapacità, come avvenuto attraverso i governi precedenti, il “capitalismo globalizzato” ci guadagna e dispiega la minaccia delle spread, che funziona solo quando la classe politica è ricattabile. Questo è avvenuto in Italia. C’è ora chi si schiera con il “capitalismo globalizzato”, come fanno il Pd, Forza Italia e compagnia cantante e chi ha il coraggio di perseguire un progetto alternativo che favorisca una buona fascia di soggetti deboli ed emarginati. Questo governo Conte non è soggetto a ricatti e tutti hanno paura. Lasciarlo lavorare fino a punirlo, oppure esaltarlo alle elezioni politiche, è un dovere di coloro che amano questo Paese. Diversamente c’è il baratro di “Cassandra crossing”.

    Rocco Turi, Budapest