• Roma inaccogliente

    Che Roma fosse sporca, in Italia lo sanno tutti; ma i telegiornali continuano a occuparsi del degrado estetico della nostra capitale, anche perché per i partiti è un campo facile e neutro su cui scontrarsi. Anche le trasmissioni televisive si sono concentrate lungamente sullo stesso concetto, fino quasi alla noia degli ascoltatori. Tuttavia, il turista che giunge a Roma non viene colpito dalla città sporca perché i monumenti e i luoghi frequentati dai visitatori e stranieri conservano pur sempre una loro dignità estetica.
    Chi giunge a Roma con l’entusiasmo di visitare la Città eterna, la trova del tutto inaccogliente.
    Ecco perché, parlare solo di città sporca a Roma è un alibi: c’è ben altro e di peggio.

    Che Roma non fosse accogliente lo sanno in pochi ed è difficile spiegare che i cittadini appaiono sempre più intrisi da una coltre di provincialismo che fa tutta la differenza; ma ci si abitua talmente all’andazzo che non si fa più caso a quello che succede e a ciò che i romani osservano; per accorgersi della provincialità di Roma bisognerebbe assentarsi un po’.

    Con gli occhi disincantati del visitatore si osservano cittadini che fanno del loro meglio per “esportare” gli aspetti macroscopici negativi della società. Già nei telegiornali e rotocalchi vengono esposte le situazioni conflittuali che muovono dalla politica per sconfinare nella devianza che può colpire l’ignaro visitatore. Ma tutti quei cittadini che oggi annuiscono quando si parla di degrado estetico, dovrebbero anche soffermarsi sul degrado morale. Non a caso, in tante interviste televisive si è potuto raccogliere solo qualche passaggio interessante. Un cittadino ha detto: “La sporcizia è tanta, l’educazione sempre di meno”; il fotografo Umberto Pizzi ha aggiunto: “Roma non è cambiata; è cambiata la gente, la qualità della gente è pessima”; in un veloce passaggio Cardinal Ruini ha spiegato: “manca il senso di appartenenza alla città”. Proprio così. Partendo dal modo spudorato di guidare le automobili, in molteplici settori in questa città pare che i romani agiscano con la furbizia e l’inganno. Una discriminazione la si può fare conoscendo il grado di ospitalità con cui all’estero si viene accolti.

    Se a Roma entri in un bar non ti capita più di essere accolto con un “dottò” ma con un bel ancora più familiare “mister”; ancora devi avvicinarti e senti il banconista che – invece di rispondere correttamente al saluto – si esprime con questa formula: “ticket mister you pay can back”… Il gesto innervosisce ma tu già capisci e vai alla cassa. Ritorni al banco e offri lo scontrino al signore il quale non lo restituisce ma lo butta immediatamente; altri (ragionando col proprio cuore) lo strappano per scarsa fiducia nei confronti del consumatore che potrebbe ritornare con il medesimo scontrino. Intanto che ci sei, ascolti pure cosa si dice intorno mentre uno straniero – che ha appena consumato e salutato gentilmente – si sente rispondere in stretto romanesco, da non capire, “saluti a te e a tutti quelli che l’hanno mandata in Italia…”. Poi entri in un negozio, paghi con carta di credito e te la buttano sul banco insieme alla ricevuta e altro resto; in altro esercizio ti danno il resto senza dire che mancano due centesimi; in altro ancora fanno finta di distrarsi e devi chiedere lo scontrino. Un altro commerciante è ancora più geniale: chiedi la ricevuta e ti dice che lo scontrino è stato inserito all’interno del sacchetto. Esci e per scrupolo controlli, non lo trovi e ritorni: “ok ne facciamo un altro” è la risposta. Non vale la pena di continuare per spiegare l’atteggiamento provinciale che si osserva in molti esercizi pubblici romani. Poi vai in un ristorante turistico a prezzo fisso dichiarato, con tanto di manifesto e lettere cubitali: quando paghi il conto ti viene aggiunto un euro in più per il coperto. Miseria, nobiltà, furbizia italiana.

    Al contrario, in Austria i commessi nei negozi pensano alle monetine prima ancora di restituire il resto cartaceo, guardando diritto negli occhi anche con un sorriso. In Ungheria, negli scontrini viene fatto l’arrotondamento della loro moneta e indicata la cifra corrispondente alle tasse pagate per la spesa effettuata. In Mongolia paghi con la carta di credito e chiunque la restituisca fa un gesto di cortesia porgendola con due mani all’altezza delle tue e sempre guardando negli occhi e ringraziando con molto calore. Esempi di civiltà in opposte latitudini…

    Rocco Turi, 1 luglio 2017 Budapest