• Rivedere Roma

    dopo un po’ di tempo è come entrare in uno scenario mostruoso, in un incubo, insomma; una città sporca con topi a vista, erbaccia e spazzatura diffusa che viene raccolta di giorno e non di notte, cosa che sarebbe (è) d’obbligo nelle capitali che si rispettano; con un pessimo e démodé servizio di trasporto pubblico e una puntualità che è merce assente; una metropolitana brutta e invivibile, scomoda, affollata, con viaggiatori a scrocco e la paura dei cittadini per bene (e turisti) di trovarsi in spiacevoli situazioni di insicurezza latente; una città nella quale le facciate decadenti degli edifici nel centro storico danno l’idea dell’abbandono, incuria e sciatteria che vige da molti anni; città con persone dal cui volto traspare stanchezza, apatia – anche rabbia – e nessuna fiducia per il futuro. Una città grigia mai vista. Girando per Roma ci si può letteralmente “scontrare” fisicamente con persone con la testa fra le nuvole, che neppure tentano di scusarsi e con persone dal cui volto traspare diffidenza, aggressività, egoismo e mai un sorriso.
    Roma è proprio così e anche peggio e nessuno pensi di attribuire colpe alla classe politica del momento. Roma appare in decadenza per predisposizione radicata quasi genetica e la sua fotografia rappresentativa è nell’estetica di qualsiasi palazzo storico, il cui ultimo rinnovo appare mediamente risalire agli anni sessanta. Chi arriva a Roma fa subito i conti con ciò che ha lasciato a Buenos Aires, a Budapest, a Londra o New York, laddove i cittadini – nonostante le difficoltà note a tutti – mostrano forza e coraggio collaborativo, voglia di uscire fuori dall’impasse. Chiunque ritorni dall’estero nota questa differenza tòpica, specifica alla luce del sole.

    Ma già a Fiumicino si capisce come questo Paese sia diventato ormai terra di nessuno, alla mercé dell’impunità, dell’illegalità e di regole ignorate.

    Si inizia osservando cinque hostess dell’Alitalia con una improbabile divisa verde tenebrosa, poco aggraziata e militaresca che rispecchia il segno dei tempi, le quali (hostess), incuranti delle più elementari regole di comportamento, si mettono in mostra con atteggiamenti riprovevoli suscitando lo stupore dei viaggiatori stranieri in transito. Un addetto dell’aeroporto sistema con attenzione, cura e diligenza alcune guide per facilitare il movimento dei turisti in partenza e la frotta di hostess (per non cambiare traiettoria) invade il campo creando scompiglio e stupore fra i turisti in attesa, esprimendosi in romanesco con un “lascia aperto, ma che è normale chiude così?”.

    Si vedono altre hostess di terra che non osservano norme etiche elementari, parlando ancora in dialetto romanesco e mostrandosi in atteggiamenti poco consoni alla divisa e all’autocontrollo professionale, quasi a dimostrare che non hanno paura né temono di essere licenziate, oppure si affidano ormai alla giaculatoria “finché la barca va”. Il risultato è che il 18 marzo 2017 al check-in dell’aeroporto “Internazionale Leonardo Da Vinci – Fiumicino di Roma” si trovano terminali in tilt per i quali si corre ai ripari con i metodi tradizionali allungando i tempi, come a dare il senso della decadenza di questo Paese.

    Al bar buttano la tazzina del caffè sul banco e lo fanno anche con pesi e misure diverse. Se si cerca un’informazione, le persone non rispondono perché sono distratte e turbate dai loro pensieri e proseguono o danno indicazioni errate. Insomma in Italia, a partire da Roma, c’è una tale apatia e un tale menefreghismo da dopoguerra come se tutti fossero in attesa di eventi a cui uniformarsi e ricominciare daccapo. I volti della gente esprimono pensieri sotto traccia e si nota la stanchezza di vivere. Se si accende la tv si vedono personaggi politici costretti a lasciare la loro poltrona, dalla cui espressione trapela il volto di persona bastonata e abbandonata dal proprio partner e reagisce con odio e veleno.

    Se poi ci si reca al Vaticano e si entra nel bagno (all’interno del Vaticano) si incontra una promiscuità da terzo mondo, laddove contemporaneamente si vedono: 1) donne che si servono dei servizi maschili; 2) parrucchieri che tagliano i capelli ai poveri; 3) volontari che distribuiscono pasti. Tutte pratiche svolte all’interno del bagno nel Vaticano e nessuna igiene e nessuno si accorge per denunciare la situazione e impegnarsi nel risanare l’ambiente; tutte cose che non si vedono nel resto dell’Europa o in Sudamerica. Qui, da noi, invece, prevale il punto di vista mediatico per il quale dar da mangiare sarebbe più importante che farlo in un ambiente igienicamente adatto. Anche al Vaticano sarebbero sufficienti i bagni come luogo per saziare i poveri, ma forse il Papa non lo sa. Viene in mente quel sindaco delle mie parti che ascoltando le lamentele di un ingenuo ma onesto cittadino, sulla necessità di dover pulire meglio la città, rispose: “a questo pensi?”.

    Eppure dicono che il nostro Paese sia un esempio per il mondo; lo dicono i politici e i cittadini-massa si allineano; ma il bigliettino da visita offerto a Roma delude chiunque arrivi.

    E’ veramente difficile spiegare che l’Italia moderna all’estero non goda di alcuna considerazione. Soprattutto, è difficile spiegare che in Italia si agisce con l’inganno in tutti i campi e bene ha fatto la senatrice a vita Elena Cattaneo dichiarando – anche se in maniera soave e amabile – che il nostro Paese sembra “in bilico tra competenze e finzioni”. Ma tutti, nel mondo, hanno ben capito di cosa si tratta.

    Rocco Turi