• Un ricordo del prof. Pietro Calabrò

    In un documento che circola sulla stampa nazionale in questi giorni è scritto che “troppi ragazzi scrivono male” in italiano e “non sanno usare la punteggiatura”. Ritorna alla mente il mio professore di italiano in prima, seconda e terza media. Era di Rossano, forse si era appena sposato ed era venuto ad abitare a pochi passi dalla scuola da me frequentata, per il suo primo insegnamento. Si chiamava Pietro Calabrò. Dopo dieci anni lo vidi nella stazione ferroviaria di Sibari perché si era trasferito e viaggiava per il suo lavoro. Mi avvicinai con atteggiamento cauto, misto a timore; probabilmente non si ricordava di me, ma lo salutai e fu contento. Dopo qualche anno mi dissero che era morto.

    Ma la sua traccia rimane indelebile perché ricordo i numerosi copiati di antologia che ordinava di svolgere, oltre i compiti assegnati per casa. Il professore raccomandava soprattutto di prestare attenzione alla punteggiatura e di copiarla correttamente; nessuno capiva il senso di tutto ciò, ma bisognava attenersi scrupolosamente. Per gli alunni era anche una seccatura, ma guai a non fare a casa la trascrizione affidata. Non ho mai riflettuto se il lungo copiato fosse un buon metodo.
    Per molti dei suoi studenti ha funzionato.

    E’ stata una buona occasione per ricordare il mio vecchio professore di italiano e latino. I maestri sono tabù inviolabili; a volte ritornano.

    Rocco Turi, 7 febbraio 2017 Budapest