• Riconoscere la grafica d’autore

    è pratica molto difficile, quasi impossibile se non si è esperti. Trattandosi di opere multiple, gli esemplari che sono davanti ai nostri occhi devono avere precisi requisiti ed essere numerati secondo una logica rigorosa. La prima cosa è che sia l’autore a decidere la quantità degli esemplari da realizzare e sia ben nota a chi osserva una precisa opera d’arte. Resta inteso che il valore dell’opera sia inversamente proporzionale alla tiratura. Immediatamente raggiunto il numero delle opere tirate – a tiratura ultimata, insomma – la matrice deve essere distrutta, ovvero punzonata, martellata, cancellata, biffata, presa a calci, sfregiata, buttata via; non deve più esistere nella sua forma originaria in modo da non essere presi dalla tentazione di riutilizzarla in maniera fraudolenta.
    La matrice, da parte sua, deve essere stata realizzata, disegnata, incisa direttamente dall’autore su lastra, zinco, pietra, linoleum, legno o materiale diverso, con lo scopo di stamparla. Solo questa è considerata opera “originale”. Diversamente, si tratta di riproduzione. Non è difficile realizzare riproduzioni con i mezzi tecnici meccanici e fotomeccanici attuali, né è difficile se in campo c’è un autore che, magari, raggiunge la notorietà e aveva distrutto la sua matrice nell’epoca in cui non pensava che essa sarebbe potuta essere riutilizzata. Nel caso di riproduzioni autorizzate, esse dovrebbero essere contraddistinte, ovvero bene indicate come riproduzioni, il cui valore non dovrebbe essere altro che il prezzo – marxisticamente dedotto – del lavoro svolto e dei mezzi di produzione per realizzarle. In questo caso, non si tratta di opere d’arte, evidentemente, ma di stampe utili per arredare un luogo desiderato. Un manifesto, a esempio, è una litografia e vale il suo valore cartaceo; se stampato su carta pregiata un semplice manifesto potrebbe essere scambiato con un’opera d’arte originale.

    Se l’opera originale è preparata su lastra o altra superficie dall’autore e viene direttamente stampata dallo stesso con torchio manuale, essa assume il valore più elevato ed è contraddistinta da un’indicazione precisa, come – a esempio – aggiungere alla firma a matita la locuzione “imp” (impressa dall’autore). E’ rarissimo vedere opere del genere. Meno valore assume l’opera fatta realizzare da un allievo o presso una stamperia professionale, anche se sempre in presenza dell’artista che segue passo passo, sorveglia e dà le indicazioni adatte in base alla sua esperienza e bravura: più pressione o meno pressione del torchio, più o meno colore, più o meno umidità della carta utilizzata e varie altre indicazioni che maturassero lungo la pratica in corso. Possono essere utilizzati anche nuovi sistemi di stampa ma deve sempre essere l’autore ad applicarli o a indicare i passi da compiere e a dichiararli. Questa è la prassi rigorosa che gli autori “rigorosi” attribuiscono alla nascita di un’opera assolutamente originale e dipendente dal proprio pensiero e direttive. Alla fine l’autore approva e firma le sue opere rigorosamente elencate in sequenza di produzione.
    La prassi più diffusa fra gli autori commerciali – e fra quelli che non conoscono le tecniche di stampa – è di affidare la matrice a uno stampatore, delegando ogni qualsiasi decisione estemporanea. Non può essere rigorosamente considerata opera originale perché l’autore non ne ha seguito le fasi. Ecco perché l’opera di grafica originale richiede competenza e molta attenzione nell’affrontare le perigliose onde del mercato.

    Prima di realizzare l’opera, della quale l’autore ha deciso preventivamente il numero da tirare, vengono ricavate alcune prove d’autore in numero sufficientemente – necessariamente – ridotte, dovute solo all’esigenza di uniformare la stampa e di provare il risultato finale. A volte l’autore si ferma alla prova e non prosegue per palese insoddisfazione sul risultato ottenuto. Le prove d’autore devono essere ovviamente contraddistinte come tali, a esempio: p.a; p.d’a; prova d’autore…
    Proporzionalmente al numero complessivo delle opere programmate, si possono realizzare alcune opere fuori commercio, da contraddistinguere con il sistema di numerazione romano. Nell’odierna società dei consumi è quasi impossibile incontrare opere fuori commercio se non nelle nicchie del’arte; non hanno prezzo e possono essere offerte solo come regalo di assoluto pregio.
    La tiratura ufficiale è rappresentata dal numero finale delle opere da firmare e contrassegnate con il numero progressivo (e con il totale delle opere realizzate). In tal modo è impossibile replicare con altre stampe, salvo imbattersi in operazioni truffaldine. La data non sarebbe obbligatoria ma la si consiglia allo scopo di evitare possibili tentativi di truffe nel mercato globale.
    Il Comité National de la Gravure, nel 1964 considerava come incisioni “le stampe e litografie originali i fogli tirati in nero o a colori da una o più matrici interamente concepite ed eseguite a mano dallo stesso artista, quale che sia la tecnica impiegata, ad esclusione di tutti i procedimenti meccanici o fotomeccanici”. In Italia, il Codice Civile spiega che “si considerano stampe originali quelle tratte dall’incisione originaria e firmate dall’autore”. In pratica, sarebbe stampa originale anche quella realizzata da uno stampatore professionista che contenga unicamente la firma dell’autore, priva di numerazione progressiva e totale di stampa, quindi senza conoscerne la tiratura definitiva. Il suo valore, naturalmente, sarebbe molto ridotto. Tuttavia, per conoscere che si tratti di una incisione originaria bisognerebbe sapere che l’artista sappia realizzarla (in Italia è molto raro rispetto alle stampe presenti sul mercato); ovvero bisognerebbe riconoscere che si tratti di un’opera realizzata con un torchio manuale; ovvero esaminarla con una lente di ingrandimento per capire se l’opera sia stata realizzata con mezzi meccanici, ma pagata come se fosse originale.

    Rocco Turi, da Budapest