• Repetita iuvant.

    Per l’ennesima Commissione Parlamentare che indaga sul caso Moro sarebbe molto importante conoscere la provenienza delle munizioni usate nella strage di via Fani. A tale scopo si cercherebbe un fascicolo scomparso dall’Archivio Centrale dello Stato. Non riuscendo a trovarlo si sta costruendo uno scandalo nello scandalo.

    Le armi usate in via Fani risultano lapalissianamente note e con quelle armi è possibile rispondere a tutti i dubbi sollevati circa la necessità di conoscere la provenienza delle munizioni; ma non vi sono dubbi, a meno che essi non servano per ingarbugliare matasse chiare – che è molto probabile. In merito, sarebbe sufficiente leggere o rileggere con attenzione gli unici due libri che hanno risolto definitivamente il caso Moro: “Gladio Rossa – una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro”, Marsilio (esaurito) e “Storia segreta del Pci – dai partigiani al caso Moro”, Rubbettino, per dare una risposta ai quesiti sollevati dalla Nuova Commissione presieduta da Giuseppe Fioroni. “Gladio Rossa” e “Storia segreta del Pci” sono sempre lì, pronti a esibire i concetti definitivi sui quali lo Stato mi ha chiesto di fare luce in uno dei suoi momenti di potere concreto.

    D’altra parte, ricorrere a una Commissione d’inchiesta per rileggere documenti dell’Archivio di Stato – che in tanti hanno esaminato – appare un’operazione del tutto avvilente per lo Stato italiano che conosce i fatti, anche e soprattutto attraverso “Gladio Rossa” e “Storia segreta del Pci”, ma non riesce a imporre la sua autorevolezza nel pronunciare la parola fine sul caso Moro; anzi, dilata il caso sine die.

    I documenti di cui si parla, prima di essere trasferiti nell’Archivio di Stato sono stati esaminati, letti, studiati in molti anni e nulla di importante contengono, oltre il politicamente corretto. Lo si sapeva benissimo; ciò che non è chiaro è perché sia stata necessaria una Commissione d’Inchiesta per esaminare fascicoli che tutti hanno potuto avere fra le mani, escludendo altre situazioni e luoghi. Chi studia sa che i documenti dell’Archivio di Stato sono disponibili per chiunque. Gridare allo scandalo per la mancanza di documenti proprio nell’Archivio di Stato è del tutto esagerato. La questione è di altra natura.

    La verità è che quando si compie un’indagine è necessario un progetto e un obiettivo chiaro e non procedere a mosca cieca, come oggi si sta facendo con il caso Moro. In questo blog ho scritto molti post finalizzati allo scopo. A quanto pare, in Italia le cose ripetute non sono utili.

    Rocco Turi