• Razzismo Umano

    Oliviero Toscani inaugura una sua mostra personale a Vibo Valentia dal titolo “Razza Umana” e di fronte alla richiesta di un selfie, da parte di un giovane, risponde con una frase razzista: “Non faccio selfie, potresti essere un mafioso!”. Anche a Venezia una professoressa ha scritto frasi razziste su facebook e il telegiornale tg3 di oggi ha dato conto della reazione e dei conflitti con gli studenti e delle conseguenze disciplinari all’interno della scuola.
    Dopo la denuncia del ragazzo di Vibo Valentia – che, tra l’altro, è il figlio di una poliziotta e di un carabiniere – in Calabria tutto scorre liscio. Un servizio al telegiornale regionale Rai ha tenuto a presentare l’importanza dell’evento artistico e ha trattato di straforo la frase razzista dando spazio alla giustificazione di Toscani, secondo cui “è stato uno scherzo, una battuta”. Di conseguenza, il servizio non poteva che essere presentato con una laconicità e freddezza glaciali, per chiudere una vicenda che rispecchia l’arrendevolezza di questa regione.

    Non è stato uno scherzo e non è la prima volta che in Calabria si ripetono situazioni predatorie del genere. Per la verità, questa frase razzista di Oliviero Toscani i calabresi se la sono un pò cercata. Il fatto è che i calabresi non hanno fiducia nei calabresi e nei propri mezzi e ricorrono sempre al soccorso “straniero”, nella logica del “do ut des”. Se si vuole organizzare un evento o si cerca un esperto o si desidera ottenere una certa visibilità, la traiettoria è sempre identica. Si ricorre a un testimone “straniero” e noto, attraverso cui lanciare la propria immagine nella previsione dell’eco provocato. Non importano le qualità del personaggio invitato; importa la sua notorietà e influenza nazionale. Il seguito è che, attraverso il richiamo del personaggio noto, arrivano i telegiornali e l’obiettivo viene raggiunto. Evidentemente non si tratta di sapere se la qualità dell’evento abbia dato adeguati risultati pubblici. L’obiettivo vero è che – in generale – si sfrutta l’occasione per ottenere un momento di celebrità da utilizzare a scopo personale; attraverso gli inviti – a caro prezzo effettuati – si fanno nascere rapporti personali nella prospettiva di ricevere, al momento opportuno, un adeguato contraccambio con analoghe iniziative a parti invertite. E’ una catena di santantonio a cui i calabresi residenti non sfuggono perché è nelle logica dei fatti locali; i calabresi continueranno a invitare i personaggi scevri di legami culturali con questa regione e trarne beneficio personale. Quella frase razzista di Oliviero Toscani, i calabresi se la sono cercata e nessuno reagisce, perché… non si sa mai. Anzi, il telegiornale regionale dà spazio alla giustificazione: “è stato uno scherzo, una battuta”.

    L’altro aspetto della medaglia è che i soggetti invitati arrivano in Calabria con tale sufficienza e l’aria di conquistatori, per i quali tutto sarebbe lecito; se devono fare una conferenza, non preparano il loro intervento e ogni banalità pronunciata viene elevata a “momento storico”; ogni altra cosa viene loro concessa senza un minimo di critica; anzi vengono elogiati e le loro parole travisate come lectio magistralis. Insomma, quando in Calabria arriva una persona nota, tutti pendono dalle sue labbra e sorridono con lo scopo di costruire un rapporto utile. I giornalisti si associano con la domanda delle cento pistole: “Cosa pensa di una regione come questa?”.

    Quanto al valore artistico delle fotografie di Oliviero Toscani il quale – nella mostra dal titolo “Razza Umana”, presentata a Vibo – espone una serie di volti, ci sarebbe molto da dire, laddove egli dichiara che “non c’è uno uguale all’altro”. Una bella scoperta.

    Se fossi l’organizzatore della mostra, la chiuderei immediatamente.

    Rocco Turi, da Budapest