• “Protests in Hungary grow as PM gains more power”

    Il video che i telegiornali italiani hanno trasmesso due giorni fa sui presunti “disordini” in Ungheria, accompagnato da un commento scioccante anti ungherese, è anche pubblicato in questo blog con il titolo: “This is how the Ungarian Goverment’s opposition is manipulating the International press” (E’ così che l’opposizione del governo ungherese sta manipolando la stampa internazionale).
    La stampa italiana si è fatta manipolare ancora una volta e poco importa. Per essa l’obiettivo è sempre di scrivere “a tema”; bisogna colpire l’Ungheria e così sia!
    Ebbene, nel video pubblicato in questo blog vengono descritte le scene dietro le quinte e davanti le telecamere. E’ chiaro che si tratti di un costruito set cinematografico, laddove si ascoltano distintamente i dialoghi, fra i quali: “Sarebbe una scena fottutamente scioccante, se ci stendessimo di fronte alle scale, a faccia in giù con le mani sulle nostre teste”.
    Poi c’è chi si arrampica sul bordo delle scale e dice: “Voi siete quelli che ostacolano il nostro libero passaggio e il nostro diritto alla libertà di parola!” e ancora “Chiama la polizia!”, “Non vogliamo incidenti!”, “Spero che l’intero paese stia guardando questo”. A fronte del “teatro” realizzato, la polizia ungherese ha fatto nulla che abbia oltrepassato le leggi.

    Chi osserva attentamente il video e legge con attenzione il sottoplancia rimane scioccato esattamente all’incontrario dal messaggio veicolato attraverso i telegiornali italiani. Altro che fuck news, peggio. Poca cosa rispetto al fango gettato dalla stampa europea contro uno dei Paesi più democratici e civili al mondo. Purtroppo, in Italia, giornali, commentatori e lettori recitano uno spartito musicale a tema identico: colpire l’Ungheria e non solo.

    L’opinione pubblica ungherese è convinta che nella difficoltà di modificare l’assetto politico in maniera pacifica, si provi ora a farlo in modo “rivoluzionario” come se si potesse parlare di una dittatura; dimenticando il risultato delle elezioni parlamentari dello scorso 8 aprile e la realtà di un Paese oggi ancora più unito.

    Chi non conosce l’Ungheria dovrebbe sapere che è un Paese piccolo e fortemente coeso dalla sua storia laddove, dopo Santo Stefano, primo Re d’Ungheria, Re Mattia Corvino viene sempre ricordato come “il più giusto” dei sovrani per la sua abitudine di travestirsi da persona comune e girare fra la gente per capire quali fossero le esigenze del popolo e le devianze del potere locale.

    Gli ungheresi ritengono che non sarà certo attraverso le “false” campagne di stampa, l’errata conoscenza dell’Ungheria da parte dei commentatori occidentali e la creazione ad arte dei filmati, che l’assetto sociale e politico del Paese possa essere modificato.

    L’invito è di conoscere l’Ungheria senza alcun tramite giornalistico. Intanto, provare ad ascoltare Péter Szijjártó, Ministro degli Esteri dell’Ungheria, in questa intervista alla CCN, trasmessa poco fa con il titolo: “Protests in Hungary grow as PM gains more power”.

    https://pestisracok.hu/szijjarto-peter-feltorolte-a-padlot-a-cnn-legirritalobb-riporterevel/

    Rocco Turi