• PROFUGHI RIFILATI ALL’ITALIA

    La nave militare svedese BKV 002 è arrivata a Catania per “mollare” al nostro Paese 650 profughi e i corpi di nove persone morti annegati. Non solo navi civili, non solo Ong, ma anche navi militari. Spetta ora all’Italia mettere in atto i protocolli per l’accoglienza e compiere indagini per identificare scafisti e azioni criminali; insomma le Prefetture italiane e le forze dell’ordine devono raccogliere il testimone che la nave militare svedese ha loro rifilato.

    Tutto questo non è logico; né è previsto dagli Accordi; non lo prevede il Regolamento di Dublino con tutti i suoi aggiornamenti. Solo un’interpretazione utilitaristica e illegale da parte di governi forti ha potuto costruire e imporre una prassi, di fronte alla quale il nostro Paese si genuflette acriticamente.

    Il Regolamento di Dublino spiega che “Lo Stato membro competente all’esame della domanda di asilo sarà lo Stato in cui il richiedente asilo ha fatto il proprio ingresso nell’Unione europea”. Bene, se i profughi giungono in Italia con i loro barconi sgangherati e alla mercé dei criminali, il Regolamento di Dublino troverebbe una coerente applicazione. Ma se il soccorso viene effettuato da una nave militare, appare evidente che debba essere il Paese a cui la nave appartiene ad occuparsi dei profughi recuperati.

    Ogni nave che naviga sotto la bandiera di uno Stato è soggetta alla sua esclusiva giurisdizione. Solo le navi prive di nazionalità o non legittimamente registrate in alcun Paese o quelle che navigano sotto la bandiera di uno o più Stati – usate come bandiere di comodo – sono soggette alla legislazione di tutte le nazioni. Nella fattispecie, la nave militare svedese è inequivocabilmente soggetta alla giurisdizione della Svezia. Infatti, con la locuzione “Stato di bandiera” viene indicato lo Stato che attribuisce a una nave la propria nazionalità. Tutti sanno che una nave battente bandiera di un Paese, è territorio di quel Paese. Quindi, un profugo che sale su una nave svedese (in quel momento) fa “il proprio ingresso nell’Unione europea”. Lapalissiano!

    Pertanto, si può affermare che migliaia di profughi soccorsi da navi straniere e “rifilati” all’Italia sarebbero dovuti essere condotti nei loro porti di appartenenza.

    Se questo non è avvenuto lo si deve alla zero autorevolezza del nostro Paese, che appare essere alla mercé di tutti gli altri.

    E’ pur vero che se l’Italia chiudesse l’approdo alle navi europee, le stesse eviterebbero di navigare nelle aree a rischio. Insomma, l’Unione europea ha rifilato all’Italia una patata bollente che sa solo bruciare.

    D’altra parte, l’Accordo di Dublino appare essere una fronda di Paesi forti coalizzati contro piccoli peter pan; se così è, l’Accordo di Dublino è illegittimo. Esso meriterebbe di essere rivalutato alla luce della realtà, ma tutti preferiscono lo statu quo, compresi Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Polonia i quali “hanno negato la propria disponibilità a rivedere il contenuto degli Accordi di Dublino e, nello specifico, ad introdurre quote permanenti per tutti gli Stati membri” perché – essendo Paesi forti – sanno meglio reagire alla sfrontatezza dei più forti.

    Noi, che siamo peter pan, deboli e sottomessi, non ci rendiamo conto di tutto ciò che ruota intorno… ma diciamo di essere un grande Paese. Bohhh!

    Rocco Turi, 2 luglio 2017 Budapest