• Premier determinato, decisionista…

    Gli italiani aspettavano da sempre un Presidente del Consiglio determinato e di grande influenza verso l’Europa Unita – con gli attributi, insomma; hanno sperato in un Berlusconi con queste caratteristiche ed egli era quasi riuscito nell’obiettivo; tutti ricordano, però, la reazione degli schizzinosi e gli attacchi a Berlusconi di lesa maestà verso l’Europa Unita, da parte della sinistra. Quando Berlusconi faceva la voce grossa contro l’EU veniva accusato di attentare alla sicurezza dello Stato, di essere un anti europeista e definito con qualsiasi altra locuzione che descrivesse “ignobile” e “abusiva” l’occupazione della sua poltrona. Vi era un’altra Italia e vi erano altri italiani che avrebbero preferito inorgoglirsi di un’identità autorevole e coraggiosa da grande Paese, che non si sarebbero fatti obbligare al rigido controllo europeo.
    Riuscirono a fermare Berlusconi attraverso le maniere forti che tutti sanno e attraverso le maniere subdole legate alla sua attività di imprenditore.

    Ora c’è Renzi che lo imita molto bene, ma questi non può essere fermato con attacchi diretti; l’unica via che l’Europa Unita possiede è di attaccare ciò che il Presidente del Consiglio rappresenta. La situazione potrebbe essere più grave, rispetto all’epoca di Berlusconi.

    Esattamente cinque anni fa, facendo fuori Berlusconi in ultima analisi – attraverso la questione dello spread – il nostro Paese si riprese apparentemente, dimostrando – tuttavia – anche l’esistenza di una situazione politica artificiale fomentata sull’asse Roma – Bruxelles, che qualcuno definì “golpe bianco”.
    All’isolazionismo di Renzi, si risponde ora cercando di abbandonare l’Italia al suo destino non più attraverso la valorizzazione di certi indici negativi (come è accaduto per lo spread) ma favorendo vere e proprie iniziative politico – economiche internazionali che indeboliscano il nostro Paese. Agendo da bastian contrario (Renzi), per l’Italia il rischio è molto elevato.

    Pur di far vincere il “no” al referendum, certa nostra classe politica si rende complice di questo possibile tracollo illudendo gli italiani nella convinzione che, sconfiggendo Renzi al referendum, nulla verrebbe messo a soqquadro. Si tratterebbe di italiani appartenenti a una borghesia benestante tendenzialmente protesa a divaricare le differenze e a impoverire il Paese; italiani che conservano enorme potere politico e influenza economica attraverso i loro pacchetti di voti. Pertanto, l’attacco a Renzi non è ora visto come reazione al tentativo “becero” di un anti europeista, ma di colui che opera occasionalmente con l’unico scopo di guadagnare un “si” al referendum per il quale, apparentemente, i sondaggi posizionerebbero il “no” in avanti del 3-4%.

    Vista da lontano ed escludendo il popolo ideologicamente convinto e politicamente impegnato a favore del “si” o a favore del “no”, fra la stragrande maggioranza che non ha ancora deciso per chi votare, ci sono due italie: quella silenziosa (anche “libera” da condizionamenti e rapporti) che ha recepito benissimo il concetto elementare su Senato, Cnel e Provincie – esposto da Renzi – che voterà per il “si”; quella speranzosa, legata a qualcuno o a qualcosa, a cui poco importa degli astrusi e/o estranei concetti espressi dai loro referenti, che voterà per il “no” allo scopo di raggiungere il proprio personale e segreto obiettivo.

    La vittoria del “no” potrebbe regalare all’Italia una reazione molto negativa e persistente della Borsa, a perenne instabilità e conflitto politico e rischio incalcolabile. Se Renzi la spuntasse con il suo “si” acquisterebbe più forza in Italia e in Europa; il suo decisionismo – che in questi giorni è “a rischio elevato” – potrebbe riscattare Berlusconi (la cui politica incoerente lo pone ora dalla stessa parte dei suoi “aguzzini”) ed essere soprattutto al primo passo utile per costruire una prospettiva inestimabile e un’orgogliosa identità italiana, che negli ultimi trent’anni è andata sempre più scemando.

    Rocco Turi, da Budapest