• Il pragmatismo di Viktor Orban

    ha portato l’Ungheria fuori dalla crisi. Tuttavia, le decisioni del Governo ungherese non sembrerebbero rivoluzionarie; esse vanno interpretate, anche allo scopo di aumentare i meriti degli artefici di questo successo.
    Nell’ormai “lungo” Governo Orban è stato utilizzato molto tempo a riformare lo Stato, raccogliendo una volontà comune il più possibile diffusa in ogni strato della popolazione. Tutto questo ha trasmesso una fiducia incondizionata nei confronti del Governo ungherese anche di fronte all’aumento di alcune tasse; anzi la tassa sulla crisi – in particolare – che avrebbe colpito in grande misura i settori delle telecomunicazioni, dell’energia e della distribuzione (supermercati), era stata introdotta proprio nei confronti degli investitori stranieri, che non reagirono più di tanto. Nessun mai pensò di abbandonare l’Ungheria; a questi si aggiunsero altri investitori provenienti dall’estero, cosa che in Italia (per chi conosce la situazione del nostro Paese) non sarebbe mai potuto accadere. Solo così assume maggior valore il lavoro fatto sulle banche, le quali si sono prestate al prestito, ottenendo rimborsi fiscali come vantaggio. Tutto il resto, compreso la riduzione delle bollette, diventa poco importante – ma che in Italia assume carattere vitale, come se l’uscita dalla crisi italiana dipendesse da questo.
    Nonostante la crisi del 2008, l’Ungheria non è mai stato un Paese in gravissime condizioni economiche; chi scrive conosce il Paese da oltre 30 anni per osservare che dai tempi del comunismo le industrie non hanno mai cessato definitivamente, anzi c’è stato un ricambio. E’ noto a chiunque che un Paese che possiede un’industria automobilistica fiorente fa da traino incoraggiante all’economia nazionale. In Italia la Fiat c’è e non c’è. Nel nostro Paese non si produce un’auto nuova chissà da quando, se si escludono i rifacimenti dei vecchi modelli che all’epoca ebbero il loro successo. Si comprende che una novità non è rappresentata dalla riproposta dei vecchi modelli e si comprende che in Italia non si ha il coraggio – anzi, la fiducia – di investire su nuovi modelli di auto. Al contrario, un’industria che esprime fiducia non può esimersi dal produrre almeno due nuovi modelli automobilistici all’anno, come avviene nelle industrie floridi.
    In Ungheria – Paese di dieci milioni di abitanti e poco più – sono attivamente impegnate nell’economia nazionale ben cinque industrie automobilistiche straniere, posizionate nel centro-ovest del Paese. La Magyar Suzuki Kft. che opera a Esztergom (abitanti 28.147) esiste da ben 25 anni; la Opel Kft. di Szengotthárd (abitanti 8.979) esiste da oltre 25 anni; la Audi Hungaria Motor Kft. a Gyor (abitanti 127.297) e la Porsche Inter Auto Hungaria, sempre a Győr, sono in attività da 10 anni; l’ultima, la Mercedes-Benz Manufacturing Hungary produce da circa 3 anni a Kecskemét (abitanti 105.215) con un investimento da 2 miliardi di Euro. Tutto questo ha portato a una disoccupazione del 4,8% – 5,6%, con valori anche dell’1% nelle città dell’Ungheria occidentali, senza dimenticare, tuttavia, che in alcune provincie dell’est dell’Ungheria (Szabolcs-Szátmar-Bereg) si trovano sacche del 30% di disoccupazione. Quel che più conta è che in sei mesi il PIL ungherese è aumentato del 2,5%. In realtà in Ungheria la misura fondamentale dell’andamento dell’attività economica si indica come GDP (Gross Domestic Product) che è analogo al PIL (Prodotto Interno Lordo). In internet chiunque può farsi un’idea sulla differenza fra Ungheria

    http://www.tradingeconomics.com/hungary/gdp-per-capita

    e Italia di cui, nei medesimi sei mesi, pare che il PIL sia diminuito del 2,8%.

    I rapporti politici e economici internazionali del Governo Orban sono fiorenti con Russia, Cina e i satelliti dell’ex URSS e soprattutto con i Paesi emergenti e confinanti. Ci si può solo aspettare che la situazione economica che cresce attraverso l’impegno per gradi e programmazione, nelle diverse legislature del Governo Orban, possa migliorare per coronare il sogno delle XXXIII Olimpiadi 2024 a Budapest. La BUDAPEST CANDIDATE CITY se lo meriterebbe soprattutto perché nei tempi di crisi l’Ungheria non pensò di coprire i problemi con la candidatura olimpica, ma vi rinunciò per risolverli con successo.

    Rocco Turi, da Budapest