• Un Paese privo di libertà.

    Certi libri sono talmente anticipatori sulla conoscenza e sulle conseguenze che essi produrrebbero, per cui si tenta di rimuovere la loro esistenza. La classe politica italiana, gli intellettuali e i giornalisti, interessati e in grado con il loro potere di difendere conoscenze storiche apocrife, sono tanto impegnati a chiudere gli spazi di libertà per cui il Rapporto Freedom House sulla libertà di stampa comprova che l’Italia è l’unico Paese dell’Europa occidentale a non avere una stampa libera. E’ dimostrato che in Italia il diritto di espressione di tutti gli studiosi non è garantito e se non si assicura la libertà in ogni forma, la società rimane dipendente e immobile. Se la libertà di espressione, per ipotesi, dovesse avere un limite, è evidente che essa non deve riguardare la storia. Alla luce di ciò che accade in Italia, risulta conclamato che in questo Paese non sono disponibili gli spazi di libertà per la diffusione di conoscenze corrette su alcune vicende politiche storiche, fra le quali il caso Moro.
    Il caso Moro è stato affrontato e risolto in trenta anni di lavoro indipendente su incarico dello Stato italiano e pubblicato in due libri: “Gladio Rossa: una catena di complotti e delitti, dal dopoguerra al caso Moro”, Marsilio, 2004; “Storia segreta del Pci, dai partigiani al caso Moro”, Rubbettino, 2013. La verità sul caso Moro, a prova di qualsiasi contestazione, risulta talmente distruttiva delle attenzioni di taluni e delle opinioni teoriche fin qui elaborate da politici, intellettuali e giornalisti interessati, per cui essi si ostinano a ignorarla; tutto si fa perché la libertà della stampa in Italia sia sotto controllo politico e continui a rimanere all’ultimo posto fra le nazioni dell’Europa occidentale. Infatti, nonostante la risoluzione del caso Moro, lo Stato italiano ha favorito un’ennesima Commissione Parlamentare d’Indagine. Lo Stato italiano, che in un momento di autorevolezza e ingenuità promosse ufficialmente lo studio – da me svolto in Cecoslovacchia – che avrebbe condotto a un risultato definitivo sul caso Moro, dimostra oggi la sua indisponibilità ad accettare il contenuto dei libri “Gladio Rossa” e “Storia segreta del Pci”, gli unici ad aver affrontato e risolto correttamente la vicenda. Il suo nuovo obiettivo è di giungere a una verità sostenibile.
    La definitiva conoscenza sul caso Moro è stata censurata dalla classe politica trasversale, interessata a mantenere lo statu quo sulle informazioni distorte acquisite; d’altro canto, la classe politica desidera mantenere il silenzio sul partigianato deviato e sulla vera Gladio Rossa che rappresentano la genesi del caso Moro. Inoltre, la conoscenza sul caso Moro è stata censurata da intellettuali, cosiddetti liberali, al servizio della classe politica a cui si affidano per crescere al di là del valore delle proprie opere; conoscenza censurata anche dalla stampa controllata a scopo di carrierismo. Nonostante ciò, più volte il muro dell’omertà è stato infranto e più volte l’intervento censorio in extremis di stampa, intellettuali e giornalisti è intervenuto e ha raggiunto il suo scopo. Un esempio eclatante, non l’unico, che può essere presentato con funzione didattica, riguarda un servizio della Rai sui soldati dell’Armir, Armata italiana in Russia, tratto dalle mie ricerche.
    Un buon numero di soldati – ritenuti ufficialmente morti sul campo di battaglia – furono utilizzati contro il nostro Paese attraverso la Gladio Rossa, ma questa conoscenza “deve” ancora rimanere ignota agli italiani. Il servizio della Rai andò in onda in diretta nella trasmissione “Italie” alle 11:30 del 5 aprile 2001 e risulta ben descritto nel libro “Storia segreta del Pci”. Fu operata una censura mediatica che potrebbe rappresentare oggetto di lezione accademica.
    Il giorno delle sue dimissioni da Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha dichiarato: “Dobbiamo bonificare il sottosuolo marcio e corrosivo della società italiana” (Tg2 ore 13, 14 gennaio 2015); il marcio della società italiana risiede proprio nella storia di questo Paese da cui in pochi desiderano affrancarsi.

    Quanto scritto fa parte dell’introduzione di due nuovi miei volumi “on demand”, appena pubblicati in un laboratorio sperimentale di asettica indipendenza, che cammineranno solo con i loro piedi, dei quali in questo blog non indico neppure i titoli, per il riguardo che si deve alla casa editrice Rubbettino che ha osato pubblicare e per il coraggio avuto nel promuovere il libro “Storia segreta del Pci. Dai partigiani al caso Moro”.

    Per quanto mi riguarda – taglio l’aria con la mano – il caso e l’argomento sono chiusi e passo a nuove storie da raccontare.

    Rocco Turi