• Paese menefreghista

    In un’intervista, la senatrice a vita Elena Cattaneo ha dichiarato che il nostro “sembra sempre un Paese in bilico tra competenze e finzioni”. Risulta vero sotto molti aspetti, soprattutto in certi settori accademici. In altri casi, la dichiarazione della professoressa appare una perifrasi per la quale, visto da lontano, l’Italia potrebbe essere definito più concretamente un Paese “menefreghista”; meglio: “classe politica menefreghista”; meglio: indolenti e disinteressati.

    L’Unione europea sta votando un sistema di etichettatura “a semaforo” dei cibi, per discriminare fra calorie, grassi, zuccheri e sale in 100 grammi di alimenti; questo significa che su molti cibi italiani di qualità verrebbe indicato un bollino rosso per rendere l’idea che si tratti di prodotti non salutistici, fra questi il prosciutto, il parmigiano, l’olio extravergine di oliva. E’ stato già dimostrato attraverso un’indagine che esibendo il bollino rosso – su prodotti alimentari, che in Italia fanno parte della c.d. dieta mediterranea – passerebbe l’idea di non comprare certi cibi, di sconsigliarli, piuttosto che consumarli moderatamente.

    Dell’etichettatura “a semaforo” rosso-verde-giallo se ne parlava da anni perché le grandi multinazionali come Coca-Cola, PepsiCo, Mars, Mondelez, Nestlé, Unilever, avrebbero maggior interesse a manipolare e livellare il consumo dei prodotti alimentari; insomma, schiacciarli in un gusto generalizzato.

    Bene. Questa legge europea è passata attraverso dibattiti preliminari e commissioni ma, a quanto pare, la classe politica italiana a Strasburgo va per divertimento o, quanto meno, per trattare i grandi temi politici e strategici di proprio interesse personale, piuttosto che quelli che avranno una ricaduta sull’economia del Paese.

    Ora tutti gridano al sopruso. Per la verità, l’Italia si è anche mossa, ma si muove sempre in ritardo e quando i giochi e gli schieramenti appaiono conclusi. Come tutti sanno, nel Regno Unito i bollini etichettanti esistono già da quattro anni. Il ministro Martina aveva accennato al rischio anche negli anni scorsi, ma probabilmente i nostri rappresentanti hanno fatto orecchie da mercanti. Succede / è successo quello che nel passato è stato votato circa la lunghezza dei piselli e delle banane o la grossezza dei molluschi, per i quali a Chioggia (per fare un solo esempio) abbiamo assistito a energiche proteste dei pescatori.

    Forse, per i deputati italiani in Europa appare umiliante doversi occupare di cose così e – evidentemente – lasciano fare agli altri.

    Tuttavia, il menefreghismo della nostra classe politica in trasferta in Europa è stato dimostrato ampiamente quando passò sulla nostra pelle l’Accordo di Dublino sui “migranti” che ha penalizzato l’Italia nei modi e nelle forme che conosciamo.
    Ecco perché definire il nostro Paese “in bilico tra competenze e finzioni” risulta essere locuzione diplomatica e anche dal messaggio a volte culturalmente positivo; in verità sarebbe meglio usare l’espressione “italiani menefreghisti”.

    Quando si affrontano argomenti di valore neutro, la classe politica italiana non ha idee precise.
    Anche nel caso delle etichettature, pur schierandosi con altri Paesi per il no al sistema prospettato, l’Italia non esibisce modelli alternativi. Si potrebbe suggerire il modello ungherese.

    In Ungheria non sono schierati per il no, ma già da molti anni nei menù dei ristoranti vengono presentati gli stessi piatti in diverse dimensioni con l’indicazione delle calorie presenti: ognuno sceglie le sue calorie che desidera consumare. Soluzione ragionevole, piuttosto che adottare i bollini dal messaggio sedizioso.

    Rocco Turi, 11 marzo 2017 Budapest