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    oggi sui telegiornali italiani. I concorsi taroccati nelle università sono cosa vecchia e non serve parlarne. La cancrena è così antica per la quale se si interviene in un modo si sfugge dall’altro. Non c’è scampo all’indole, all’inventiva e alla furbizia italiana. E’ una specie di lotta fra guardie e ladri, all’interno della quale si continua a tramare oltre le denunce dell’Autorità Nazionale Anti corruzione, magistrato Raffaele Cantone. Dopo le cattedre ottenute si iniziano a taroccare ulteriori situazioni, come la pubblicazione di libri a volte inutili per costruire una improbabile carriera prestigiosa, la critica agli altri per auto celebrarsi – erroneamente – come i migliori della categoria, l’invenzione di notizie e fatti per costruirsi un’immagine, la ricerca di legittimazione pubblica e accademica attraverso i rapporti amicali. Risultato zero assoluto; al’estero nessuno conosce coloro che in Italia, in un modo o l’altro, sgomitano per essere legittimati i primi della classe; soprattutto nessuno conosce le opere, non solo perché non tradotte ma perché al vaglio dei vari corrispondenti e intellettuali stranieri perdono irrimediabilmente la partita. Ho più volte ribadito la soluzione: non ripetitività dei mandati politici e degli incarichi istituzionali e amministrativi,con il vincolo di ottenerli in regioni diverse dalle proprie, solo dopo uno stage di tre anni – documentato – svolto all’estero a proprie spese. La rotazione degli incarichi, dei quali oggi si parla in Italia, serve a nulla. Semmai ci fosse un dibattito su questo tema o particolari di tema sarebbe possibile essere ancora più didascalici.

    Dopo essere stato escluso al vertice di Berlino, la reazione di Matteo Renzi a Junker, Merkel e Hollande mi ha entusiasmato perché rievoca quella piccata di Craxi agli americani all’epoca di Sigonella. Bene fa Renzi a mostrare l’indole di pochi italiani non proni al compromesso e non disposti a vendere coscienza e dignità. Male fa Renzi quando critica la sindaca di Roma per aver rinunciato alle Olimpiadi. Male fa Renzi quando dice che la sindaca avrebbe avuto otto anni per bonificare la città dalla corruzione e dai ladri. La cancrena è talmente radicata per cui qualsiasi cosa si faccia in Italia risulta – direttamente o indirettamente – appannaggio di amici, parenti, lobby, categorie nascoste che sanno come raggiungere il risultato favorevole apparentemente fuori da lati oscuri. Salvo scoprire il vaso in futuro. Storicamente è sempre stato così e nulla si è mai fatto per ridurre i mandati a politici di lungo corso che, tra vari incarichi post elettorali, rimangono sempre in sella a qualche poltrona. Le Olimpiadi non devono servire per una palingenesi ma come premio per essere usciti dalla crisi, piuttosto che aggravare i bilanci nazionali. Prima di proporre la sua candidatura olimpica per il 2024, l’Ungheria ha fatto di tutto per uscire dalla crisi, anche restituendo i debiti prima della loro scadenza. La cosa curiosa è che in Italia si pretende di riferire che anche a Budapest i contrari all’Olimpiade sarebbero molto più consistenti rispetto ai pochi numeri fisiologici, sempre presenti in qualsiasi situazione e Paese.

    Risulta che il Pil italiano non sia al livello indicato sui telegiornali ma negli ultimi sette mesi sia sceso in maniera preoccupante da mettere a rischio il nostro Paese. Pertanto, se Renzi mi ha entusiasmato per la risposta piccata ai tre caporioni europei, egli non deve più fermarsi all’enunciato. Se i rapporti fra i quattro resteranno freddi, ci saranno ulteriori passi ostili di Junker, Merkel e Hollande, soprattutto in economia. Renzi lo sappia e prepari sin da ora la strategia necessaria, non solo mediatica, per parare il colpo.

    Rocco Turi, da Budapest