• Non c’è di meglio

    che misurarsi con le utopie, gli errori, i sogni, le costruzioni immaginarie. Non è un caso che negli Stati Uniti lavorino Premi Nobel in quantità; qui gli studiosi osano l’inosabile e con la loro fervida immaginazione realizzano progetti concreti e contribuiscono allo sviluppo; società che svolgono attività creative hanno come sottotitolo “Amazing and Astounding Projects”.

    In un Paese in cui si bada alle questioni esteriori come forma mentis, non c’è disponibilità a sfidare il muro della comprensione e tutto rimane statico. L’Italia, vista da lontano, offre un’evidente situazione di staticità conservativa, che si riverbera in tutti i settori e fa del nostro Paese – un Paese vecchio, stanco, privo di iniziative adeguate.

    Sul piano internazionale, la situazione dei Marò porta tristezza per le sciagurate non-scelte compiute fino a ora e si paventano scelte azzardate. Sul caos immigrati non abbiamo osato l’inosabile e ci poniamo culturalmente al di sotto di altri Paesi. Nonostante questa indole si preferisce coltivare idee ambiziose come l’Expo, che si sta portando avanti stancamente e nulla lascerà; come la proposta di organizzare in Italia le Olimpiadi del 2024, piuttosto che rinchiudersi in quarantena per grattare il marcio e rinascere. Il Comune di Roma ha votato la candidatura alle Olimpiadi in un clima di opinabile armonia a causa dei noti problemi giudiziari. Votare per la partecipazione alle Olimpiadi in questo preciso momento storico è parso, a molti, più come una scommessa per uscire dall’accerchiamento politico che come effettivo obiettivo a cui poter pensare in tempi di crisi. D’altra parte, questa candidatura sarebbe stata apprestata più per sbarrare la strada a quella di Parigi e favorire la città di Budapest. Si vedrà.

    Giunge notizia che la Regione Calabria è stata scossa da un nuovo scandalo che richiama un’annosa indole italiana trans partitica: il profitto illecito della classe politica e l’appartenenza da salvaguardare, il familismo “amorale”, l’interesse personale in danno della collettività. Questi “reati” non fanno più notizia e non è più sufficiente portare a termine le inchieste, con tutte le garanzie possibili, per uscire dal vicolo cieco. I nostri soldi sperperati in giro per il mondo, alberghi di lusso a sbafo, ma anche umilianti “gratta e vinci” e piccole spese per la casa, non solo dimostrano la strafottenza con cui la classe politica usa la fiducia degli italiani ottenuta con l’elezione o con nomine ad personam. Ad osservare l’entità della cifra prevaricata, sembra che queste persone si sentano talmente sicure di sé che tutto sia possibile al di fuori da ogni controllo; è come se il controllato fosse anche un controllore, come effettivamente appare sulla base del suo potere intimidatorio in lunghi anni di esercizio politico.

    Per la rinascita di questo Paese non dovrebbe essere trascurata l’utopia a cui penso da 40 anni, ma che la classe politica evita accuratamente: ridurre il suo potere alla stregua di un ònere. Proprio 40 anni fa, osservando la classe politica dell’epoca scrissi il primo articolo sulla necessità che l’esercizio della sua gestione durasse l’arco di una sola legislatura. Si sarebbe evitato il tentativo subdolo che la classe politica compiesse per congelare il suo potere.

    Oggi evidente a tutti.

    Eppure chiunque pensi oggi di riformare la legge elettorale, prevede almeno una rieleggibilità. Sarebbe il più grave degli errori per gli ovvii motivi accennati e perché l’indole della classe politica non muterebbe.

    Una sola eleggibilità, una sola carica politica e istituzionale in ogni settore, eliminerebbe ogni corsa alla devianza di ruolo. Utopia, lo so.

    Senza l’obiettivo di osare l’inosabile, non avrei accettato l’idea dello Stato italiano di recarmi in Cecoslovacchia – in tempi di tetra guerra fredda – e non avrei fatto luce politica completa sul caso Moro con i libri “Gladio Rossa” (Marsilio) e “Storia segreta del Pci” (Rubbettino). Se le cose – ora – stanno così, come tutti sanno, non è più certo un mio problema. Il problema principale è di questo Paese che – visto da lontano – ama i segreti e gli intrallazzi e modificare le verità acquisite; offre una evidente situazione di invariabilità, conservatorismo, vecchiezza.

    Rocco Turi