• Muri.

    Fino a pochi anni fa l’emigrazione clandestina era considerata un reato per la legge ungherese; il governo ha dovuto pagare il fio a Bruxelles depenalizzando l’illecito, ma da quel momento per l’Ungheria sono cominciati i problemi. Se l’Italia è il confine meridionale per i clandestini che desiderano raggiungere l’Europa, l’Ungheria rappresenta il confine orientale. Raggiungere la frontiere fra Serbia e Ungheria è molto più semplice e meno rischioso rispetto alla Sicilia. Verso l’Ungheria si può procedere a piedi, anche per mesi, senza alcun ostacolo o controllo (neppure dietro il pagamento del controvalore di un passaggio in nave) transitando per Serbia, Macedonia, Grecia, Turchia. Nessuno ferma queste persone. E’ praticamente uno spasso. L’obiettivo dei clandestini (in quel momento sono tutti clandestini – come ho già spiegato nei post precedenti – e non può esserci alcun metodo discriminatorio) rimane sempre il nord Europa e da un certo tempo a questa parte l’Ungheria è diventato un ventre piuttosto molle, anche perché i soggetti risultano privi di documenti che vengono abbandonati lungo il percorso nei boschi o venduti per scopi diversi.

    La Francia alza i suoi muri fisici e psicologici che conosciamo; la Gran Bretagna – che è la meta desiderata dai clandestini – ha appena confermato la medesima strategia con David Cameron, nel corso della sua recente visita in Italia, a Matteo Renzi che ne ha preso atto. L’Austria controlla i suoi confini con altrettanta veemenza, senza citare la Svizzera e soprattutto la Germania, della quale non si parla. Provare per credere.

    L’Ungheria vuol fare né più né meno ciò che fa la Germania creando la sua “barriera” protettiva. Alla Germania che è un Paese ricco e forte è concesso, mentre l’Ungheria dovrebbe essere sotto tutela. Prima di esprimersi bisognerebbe un po’ conoscerli questi ungheresi, che con l’indole degli italiani hanno pochissimo da condividere. L’Ungheria è un Paese che ha oltre mille anni di storia e i diktat europei hanno solo un valore simbolico.
    L’Ungheria vuole proteggere i suoi confini come altri fanno con maggiore impegno. Questo si è detto nei giorni scorsi in Ungheria, laddove per “barriera” i giornali italiani hanno tradotto “muri” e imbastito articoli che avrebbero dovuto fare colpo perché quel Paese è stato etichettato con un governo di destra che sarebbe capace di qualsiasi misfatto. Viene in mente la barzelletta della pagliuzza e della trave…
    Tutti i titoli giornalistici di questa mattina in Italia segnalavano la costruzione di un muro inesistente, mentre del “muro” francese se ne parla come di un evento transitorio – effetto della cuginanza – e di quello tedesco come di una circostanza inesistente, effetto di sottomissione economica e dipendenza mediatica.

    E’ evidente che se si fosse trattato di confini terrestri anche l’Italia avrebbe assunto altre decisioni (forse…), ma è evidente che – come ho già scritto pochi giorni fa su questo blog – anche il Piano B di Renzi è fallito. Era chiaro che il nostro Governo non avrebbe preso decisioni in conflitto con gli altri Paesi e nessuna azione forzata avrebbe messo in atto, così come non ha avuto il coraggio di ordinare un divieto di attracco alle navi straniere che hanno fatto sbarcare nei nostri porti i clandestini raccolti nel canale di Sicilia, piuttosto che portarseli a casa loro (dal momento che erano stati prelevati in acque internazionali). E’ banale dover osservare che il riferimento è alle navi europee inviate dai loro governi a partecipare alle operazioni di soccorso nel mare di Sicilia, così come la logica suggerisce che se si trattasse di una nave di Zanzibar in transito che occasionalmente soccorresse clandestini alla deriva, questi dovrebbero essere accompagnati nel porto più vicino.

    Insomma, non siamo capaci di alcunché in reazione alle sberle ricevute e permettiamo ora che 40 clandestini giunti in Italia prendano posto anche nello splendido e piccolissimo villaggio di Fusine, abitato da sole 24 persone, in Friuli la cui presidente della giunta regionale è Debora Serracchiani. Non trovando accordi con altri Paesi e non realizzando un adeguato respingimento, non c’è dubbio che tra qualche anno l’identità nazionale sarà ben altra cosa.

    Come i francesi, gli inglesi, gli svizzeri, gli austriaci, i tedeschi e tutte le altre nazioni europee, anche gli ungheresi desiderano difendere la loro identità nazione. Non è un reato, anzi è il segreto di tutti i Paesi per la loro rinascita, qualora fosse necessario. Il peggio è che per gli italiani certi valori mancanti sono causa ed effetto della loro decadenza.

    Rocco Turi