• Migranti e codardi?

    Qualcuno dice che i cosiddetti migranti sarebbero persone costrette a lasciare con dolore terre e affetti, a fuggire da “guerra” e miseria; se fosse vero, sarebbero anche codardi e pusillanimi. Ogni giorno si vedono in tv e si incontrano per strada giovani per i quali si fa fatica a immaginarli di quella natura.

    Nell’accezione più corretta e laica bisognerebbe indicarli solo “profughi”; ma è inutile, perché la lobby politica ne ha da tempo modificato il significato. D’altra parte, l’élite di “capitalisti” che esercita pressione culturale e politica ha deciso di neppure interrogarsi, né riflettere su quello che dice perché si sente forte; essa non ha consenso ma dominio e potere economico ed ha perduto quello derivato dalla democrazia, badando unicamente al proprio indicibile scopo per riconquistarlo.

    I “migranti” non sono persone costrette a lasciare con dolore terre e affetti, a fuggire da “guerra” e miseria; neppure sono codardi. Essi vedono il loro futuro in Europa, ricongiungendosi eventualmente anche ai parenti e agli amici giunti in passato legalmente; approfittano dell’occasione che la criminalità ha creato per fare business e ben più facilmente raggiungono lo scopo, piuttosto che farlo seguendo la logica burocratica. Coloro che favoriscono il concetto politico e giustificano questo fenomeno non possono disconoscere il fiancheggiamento culturale con la criminalità. Stupisce l’atteggiamento della chiesa.

    I giovani che io incontro in Europa, con i quali parlo, sono molto legati ai loro Paesi e sono pronti a ritornarvi, anche dove si dice che ci sia guerra. Mi risulta, per aver ampiamente studiato il tema sin dalla mia tesi di laurea, che dal dopoguerra il mondo sia pervaso da circa 150 “guerre” e le popolazioni hanno sempre partecipato e mai fuggito. Tutto questo dimostra che un popolo non fugge da guerra e miseria ma lotta. Dai racconti ascoltati dai “migranti” e dalle analisi compiute da colleghi provenienti dalle stesse terre, ormai diventati amici, ho appreso che la loro indole etnica non è ispirata alla codardia e pusillanimità; si tratta di giovani e persone orgogliose della propria terra, che mai lascerebbero. Descrivere i “migranti” come soggetti in fuga, codardi e vigliacchi significa, da un lato, offenderli (ma per alcuni di essi il gioco attuale vale la candela ed è meglio non reagire); dall’altro significa mistificare la realtà a scopo politico, quella politica che favorisce la criminalità ma anche un movimento utile a riconquistare un potere sciupato per aver tradito la democrazia e i propri elettori.

    Rocco Turi, da Budapest