• Due Martin Lutero al “Bartók Plusz Operafesztivál” 2017

    Nonostante il fermento musicale che in questi giorni è insito nello spazio urbano della città di Miskolc e la sorprendente ospitalità che dilaziona nel tempo gli appuntamenti nel “Bartók Plusz Operafesztivál”, sono riuscito ad assistere a due spettacoli rievocativi.

    In prima mondiale è stato rappresentato THE LUTHERS di Tamás Ittzés e Gábor Lanczkor, per la regia di Péter Gemza, in produzione congiunta di Bartok Plus Opera Festival e Teatro Nazionale Csokonai in Debrecen. I personaggi sono Martin Lutero e Martin Luther King che si incontrano in Cielo; la rappresentazione cerca di trovare nei loro pensieri le somiglianze e gli insegnamenti.

    Hanno assistito allo spettacolo intellettuali provenienti da tutta l’Ungeria – ma anche dal Giappone – perché quando si tratta di Martin Lutero o di Martin Luther King in tema politico, o religioso, o artistico, il pieno del teatro risulta dovunque sempre assicurato. E’ stato uno spettacolo elaborato che ha richiesto impegno e creatività, in omaggio artistico al cinquecentesimo anniversario della Riforma luterana, che ebbe effetti politici di tipo rivoluzionario.
    Il diverso (o forse simile) carattere delle personalità, i tempi diversi sono stati sopperiti dall’incontro nel Cielo, laddove tutto si riunisce in un unicum: proprio questo ha giustificato uno spettacolo che è nato evidentemente sul pretesto dell’assonanza fra Martin Lutero e Martin Luther King, nonché sull’immaginazione sociologica degli autori.
    Allo spirito del movimento religioso, l’opera ha associato come contraltare un ambiente sociale da quartieri a luci rosse e soffuse, tipici di alcune città statunitensi come Saint Louis, New Orleans…

    In questo scenario, gli autori sono riusciti a creare l’ambiente adatto associando a esso un genere nato come musica da ballo negli stessi quartieri, il ragtime (traduzione condivisa: ”tempo stracciato”, come adeguata rappresentazione dell’ambiente sociale statunitense in cui quel tipo di musica raggiunse la massima notorietà fra il XIX° e XX° secolo) che ha contribuito alla formazione del jazz.

    E’ nata così un’opera suonata al pianoforte con orchestra che, partendo dal ragtime, ha distribuito tutti gli elementi musicali che si inseriscono nel genere del jazz: blues, dixieland, gospel, spirituals, swing. Un mix di musica integrata che alla fine ha prodotto lunghi applausi ritmati per la soddisfazione del pubblico.

    La seconda rappresentazione alla quale ho assistito è MARIA DE BUENOS AIRES, “Tango-operetta” di Astor Piazzolla dedicata alla sua “amica” italiana.

    Rocco Turi, 19 giugno 2017 Miskolc