• L’uovo di Colombo

    Nessun Governo aveva mai pensato di attribuire ai laureati con lode un valore strategico e determinante nella ricerca di un posto di lavoro. I miei quattro anni di esami come studente universitario del vecchio ordinamento li ho completati in tre anni e una sessione, compreso la borsa di studio a Bruxelles (quando ancora non esisteva “Erasmus”) per ultimare la tesi di laurea e ottenere la votazione finale di 110/110 e lode. Nella ricerca di un posto di lavoro ho però sofferto sempre la concorrenza di modesti laureati da 99/110 e anche meno, magari fuori corso, ma favoriti e sostenuti da santi in paradiso.

    All’idea insospettatamente semplice vi ha pensato l’esecutivo Conte – Di Maio – Salvini; un “uovo di Colombo” il quale rende giustizia agli studenti che credono nell’impegno come variabile indipendente per costruire il proprio futuro; con esclusione – ovviamente – dei fuori corso e delle università telematiche. Le stime indicano circa 43 mila laureati con lode e un po’ meno di 15 mila dottori di ricerca, per un bonus occupazionale di quasi 8 mila euro a favore di ogni assunzione. Sarà forse poca cosa, ma ciò che conta è la premura del Governo verso la figura del laureato con lode inserita nella legge di Bilancio.

    Quando si parla di emigrazione intellettuale all’estero non si presta alcuna attenzione alla mortificazione ricevuta in Italia da migliaia di laureati con lode che nei concorsi per i posti migliori si sono visti scavalcare da emeriti stupidi che, fra l’altro, con un uso utilitaristico e improprio dei mass media continuano a costruire il loro castello di sabbia; ma non sempre il male viene per nuocere.

    Rocco Turi, Budapest