• Liberare l’Italia dalla “politica di relazione”.

    Nel suo ultimo editoriale come direttore al Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli ha definito Matteo Renzi un “caudillo, maleducato di talento”. Il premier ha replicato con un “maleducato arrogante” citando Chesterton: se la democrazia è il governo dei maleducati, “l’aristocrazia è il governo degli educati male”.

    Parafrasando De Bortoli e Renzi, che cita Chesterton, si potrebbe in generale meglio dire che l’Italia è soprattutto un Paese di “aristocratici educati male”, che hanno sempre la meglio e la puzza sotto il naso. Si tratta di “nobili” figli del dopoguerra i quali hanno tenuto il naso al’insù e applicato la regola dell’ipse dixit. Vista da lontano, l’Italia appare piena di cosiddetti “maleducati arroganti”. Alla categoria apparterrebbero soprattutto alcuni c.d. grandi giornalisti (ve lo siete mai chiesto chi sia “un grande giornalista”?), quindi educati male ma detentori della prerogativa dell’ipse dixit.

    Un “nobile” figlio del dopoguerra, “illustre storico” recentemente intervistato all’interno di una nota trasmissione della Rai anch’essa “nobile” – evidentemente – ha rivelato di essere il figlio di un ex direttore dell’Unità. Cosa non vera ma ha parlato lui: non si discute. Nessun italiano in carriera, soprattutto se avesse un libro da pubblicare, avrebbe il coraggio di contestarlo. Non si sa mai.

    In quanti usano verificare le innumerevoli stupidaggini ascoltate in tv?
    Attraverso quelle stupidaggini gli italiani si abituano a costruire i personaggi e passivamente subiscono velleitarie informazioni basate su racconti inesatti. E’ un circolo vizioso ma indicativo di un’assenza di critica che fa dell’Italia un Paese sempre meno autorevole all’estero. Altrove non la passerebbe liscia chi pronuncia una bugia in tv mentre in Italia, più la si spara grossa, meglio si costruisce il personaggio e la propria carriera.
    Colui che compone in questo modo la sua storia, evidentemente, ha innumerevoli marce in più, ma-chi-se-ne-frega.

    Il bello è che all’estero questi “illustri storici” nessuno li conosce; del resto, come potrebbero essere riconosciuti se la loro è storia di convenienza solo a uso proprio e consumo di questo Paese? Tali soggetti, tuttavia, in Italia sono in grado di gestire e discriminare i contenuti e la qualità del lavoro altrui.

    La discriminate è ben precisa: essere o non essere un “nobile” figlio o nipote o pronipote del dopoguerra. Anche alcuni Presidenti della Repubblica dal dopoguerra sarebbero stati eletti sulla base di questa necessaria prerogativa, seguendo la logica dell’appartenenza diretta o indiretta al partigianato. Figurarsi quale possa essere l’impatto di un libro che oggi metta in crisi la storia scritta e opinabile sui tabù del dopoguerra. Ho ricostruito quello scenario politico con prove e documenti nel mio libro “Gladio Rossa” 2004, edito da Marsilio (esaurito, fuori mercato, quasi al rogo), brevemente richiamato in “Storia segreta del Pci”, 2013 (Rubbettino Editore), che ha sviluppato altri concetti costretti a passare sotto la censura di “nobili” custodi del dopoguerra apocrifo.

    La palingenesi dell’Italia potrà verificarsi liberandosi semplicemente da quelle scorie, ma gli italiani che vivono all’estero hanno poca fiducia che ciò accada. Tuttavia, sui prossimi venti anni dell’Italia il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è ottimista e proprio oggi nel suo intervento di debutto alla Borsa Italiana ha parlato della necessità di maggiore trasparenza, piuttosto che di “capitalismo di relazione”; dovrebbe impegnarsi anche a liberare l’Italia dalla “politica di relazione”, quella che una volta veniva definita “politica dell’inciucio”. Un ultimo esempio lo abbiamo osservato lo scorso 25 aprile.

    Rocco Turi