• Liberalismo Whig

    è il blog a firma di Tullio Pascoli, il quale ha recensito i miei libri sul caso Moro avendo il coraggio di affrontare un tema tabù nel nostro Paese: l’ostracismo politico e culturale nei confronti degli autori liberi, scomodi, insofferenti alle appartenenze. In Italia si è voluto a ogni costo “costruire” un’ennesima Commissione sul caso Moro con lo scopo di allontanare sempre più il nostro Paese dallo standard europeo.
    Inoltre, si parla di Paese in ripresa ed ecco che ci viene ricordato che l’Italia ha appena perduto l’ultima “A” nel rating economico; si parla di trovare una soluzione al problema degli immigrati, ma l’Italia non sa ancora come organizzare la loro accoglienza – fino a ora basata sull’improvvisazione e improvvisi cambi di rotta; si vuole nominare un ministro indipendente come Nicola Gratteri, ma c’è qualcuno che si oppone perché lo vede troppo libero per far crescere l’Italia verso lo standard europeo; si esaltano i giovani e la cultura italiana e nulla si fa per arrestare l’esodo di chi ritiene di potersi realizzare all’estero più che in Italia, dove c’è posto per arruffoni e improvvisatori. Si fanno immediate promesse televisive per ricostruire l’Italia terremotata, ma siamo ancora al punto di partenza come ogni terremoto del passato. La classe politica italiana usa locuzioni del tipo “siamo i migliori”, i primi” in ogni settore, “i più invidiati”, per cooptare la stampa, ubriacare la gente e isolare coloro che ragionano con la propria testa. Si cerca di snellire la burocrazia allo scopo di renderla più complessa e astrusa. Un contatto con la classe politica al potere è impossibile perché è prima necessario dimostrare la propria appartenenza alla lobby o spiegare che c’è sempre un picone che garantisce. Il potere non vuole cittadini liberi. Questo Paese rimane virtuale sine die e nessuno sa quali siano le prospettive e dove si voglia arrivare.
    Lo Stato italiano mi aveva incaricato di studiare il caso Moro e di giungere a una conclusione, ma non credeva che un giovane studioso dedicasse tutto il tempo (oltre 30 anni) a disposizione, per onorare l’impegno ricevuto; ecco che si innesca l’autocensura statale e si passa alla beffa per costruire verità impossibili con una nuova Commissione d’Inchiesta sul caso Moro. Ma il dado è tratto e i miei libri sul caso Moro sono sempre lì come un totem.
    Tutto questo accade in Italia, laddove il potere vero si chiude sempre più a riccio nel suo opportunismo ed egoismo e poco interesse mostra di avere nei confronti del Paese reale e degli uomini che si impegnano seriamente per questo Paese.

    In un articolo pubblicato sul blog “Liberalismo Whig / visto da Tullio Pascoli”, (http://www.liberalismowhig.com/2016/12/31/il-vaso-di-pandora/#more-8362) l’autore – che non conosco – ha avuto il coraggio e l’onestà di spiegare che i miei libri sul caso Moro hanno incontrato l’ostracismo, ma rappresentano un’opera pedagogica. Di seguito è quanto egli ha scritto…

    Tullio Pascoli
    IL VASO DI PANDORA

    Questa è la recensione di una lettura che, purtroppo, è entrata nell’acervo destinato all’ostracismo tanto caro a chi ha tutto l’interesse che certe scottanti verità vengano ignorate e dimenticate; così come nei casi di George Orwell e di Albert Camus, perché considerati traditori delle cause proletarie, non conviene parlarne, ed analogamente, anche di Rocco Turi è più utile non fare pubblicità, con compromettenti polemiche capaci di svegliare il cane che dorme: meglio far finta di ignorare e tacere. È la tattica che il libertario Frédéric Bastiat attribuiva ai collettivisti già un secolo e mezzo fa: parlare di ciò che si vede e tacere su ciò che non si vede.
    Ed infatti, anche Rocco Turi è uno scrittore scomodo; contrariando la vulgata del solidale corporativismo mancino, in controcorrente con i canoni della cultura marxista, egli ha avuto il coraggio di puntare il dito contro uno di quei beniamini dell’intellettualità sinistra che in armonia con la retorica di parte, serve all’esaltazione delle proprie perverse tesi. È norma mantenersi in buona sintonia con i dogmi ideologia e nel caso specifico, l’accondiscendente Pier Paolo Pasolini che la Sinistra ha insistentemente sublimato – secondo l’autore – ma anche molti di noi, è piuttosto sopravvalutato. Infatti, crediamo che la sua celebrità dipenda più che dal merito, da quella militanza alla quale Raymond Aron s’è ispirato nel suo saggio – L’OPPIO DEGLI INTELLETTUALI – dedicandolo agli indottrinati che oggi consideriamo “al caviale”.
    La preziosa analisi di Rocco Turi sui contumaci movimenti terroristici di matrice rivoluzionaria bolscevica costituisce un approfondito riassunto cronologico di eventi che hanno segnato la seconda metà del secolo passato. Parte dalla nascita e prosegue sull’evoluzione di un certo oltranzismo di conio collettivista che nonostante la fine dei conflitti, e ristabilita la pace, le falangi di ostinati estremisti partigiani latitanti – come qualcuno aveva osservato – “non si erano tolti l’elmetto” e proseguite le scorribande, praticando sanguinose vendette contro chi si era macchiato dell’imperdonabile colpa per aver collaborato con il Fascismo. Questi partigiani, già riconosciuti colpevoli di gravissimi delitti erano stati dichiarati fuori legge; ecco che i radicali resistenti impenitenti, fortemente indottrinati, con la benedizione dell’ambiguità che da sempre contraddistingue il Partito Comunista Italiano e con l’attiva partecipazione della sua appendice CGL, i fuggiaschi erano stati aiutati a rifugiarsi nell’Est europeo; qui, principalmente in Cecoslovacchia, i fuoriusciti ottenevano false identità e godevano di ampia protezione ed in stretta collaborazione con il locale partito comunista cecoslovacco, in connubio con i più fedeli devoti delle tesi sovietiche, tramavano addirittura l’intervento armato nel nostro Paese.
    Infatti, dopo la conclusione del tragico ventennale periodo fascista, appena costituita la Repubblica, all’indomani dell’esito del suffragio, i Sovietici, tramavano nuove strategie in combutta con i nostri esuli renitenti, non rassegnati alla sorprendente sconfitta elettorale subita dal Fronte Popolare, guidato dall’autorevole accolito stalinista – noto come il Migliore – che in qualità di ligio seguace del Peggiore, al quale lo storiografo Robert Conquest ha dedicato, fra gli altri saggi, IL GRANDE TERRORE – un volume di oltre ottocento pagine (già da me recensito) -, emblematico titolo per un autentico ampio compendio di violenze, torture, trame, tradimenti e dei più truci soprusi ordinati e perpetrati dal tiranno russo, tanto ammirato dal nostro Migliore, il quale, a suo tempo, aveva assunto pure lui un nome falso, quello di Ercole Ercoli, alias Palmiro Togliatti, diventando negli anni ‘30, perfino il poderoso numero due del Komintern (Comunismo internazionale) e per la sua leale e servizievole e remissiva sottomissione, era secondo solo allo stesso “Grande Fratello” ideologico costituito da Stalin, del quale, il comandante del PCI seguiva disciplinato e docile le direttive, mentre egli stesso con i piedi saldi nel giovane governo italiano, non esitava a vaneggiare il sovvertimento con azioni di sabotaggio in pro della causa proletaria, sempre con la finalità di cedere, non solo parte del Friuli al compagno Tito, ma possibilmente tutta l’Italia al satrapo georgiano di Gori.
    Dunque, qui, lo scrupoloso autore calabrese, con paziente perizia quasi certosina, segue in un vero groviglio da dipanare il filo rosso di spuri rapporti politici sovversivi segreti e riesce ad identificare ed ampiamente documentare incresciosi collegamenti stranieri, tanto che le sue osservazioni portano a conclusioni a priori davvero inimmaginabili che, a prima vista, sembrerebbero perfino fantasmagoriche. Tuttavia, un’infinità di circostanziati indizi fondati conducono a concrete evidenze, degne di ulteriori accertamenti che, di fatto, sono ancora da scoprire. Quindi, nel tentativo di ricomporre la matassa composta da importanti registri di eventi storici, scopre come fondamentali particolari rimangono coperti da inconcepibile silenzio dei diretti protagonisti che si avvalgono dell’omertà politica di tutta una serie di attivisti misteriosi, nascosti dietro pseudonimi, ma anche altrettanti nomi di personaggi veri e molto noti. Non per caso, riuscendo a mettere al loro posto diverse tessere mancanti, in una meticolosa ricostruzione degli avvenimenti, getta luce nelle oscure botteghe piene di inquietanti e enigmi occulti, dove segrete ambigue iniziative culminano con il rapimento dell’On. Aldo Moro, ma che nel, tentativo di mescolare le carte, ne possedeva il potere, dopo aver nominato compiacenti membri nelle commissioni d’inchiesta, certe verità sono fatte confluire in una vera palude artificiale, protetta da complici che in connubio con determinanti autorità strategicamente posizionate, fanno di tutto affinché esse non emergano.
    Così, partendo da una intensa attività politica coordinata dai partiti comunisti italiano e cecoslovacco, alla quale non è estranea la stessa KGB, il pertinace sociologo giornalista Rocco Turi, tenta di fare chiarezza su una miriade di controverse contraddizioni e cercando di comporre quadro formato dai movimenti dei partigiani più radicali, accusati e condannati perfino all’ergastolo per gravissimi delitti commessi già alla conclusione della Guerra, e che, aiutati a fuggire clandestinamente dall’Italia, sono accolti in segreto a Praga, dove molti di loro assumono false identità e frequentano corsi “politici”, ma addestrati principalmente a strategici sabotaggi e terrorismo, con la palese finalità di intervenire durante il sovvertimento del governo ed includere anche il nostro Paese nel nuovo feudo dell’agglomerato comunista dell’Est. Molti Italiani ignorano il pericolo che si correva di entrare a far parte dell’incubo che si conclude solo nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino.
    I primi ad integrare le quinte colonne rifugiatesi all’Est, allora, guidati dal comandante Giulio Paggio, già condannato all’ergastolo in contumacia, sono i fondatori della Volante Rossa (diventando poi Gladio Rossa). Tuttavia, la consorte di uno dei partecipanti ai corsi di addestramento ad attentati, avvisa le autorità italiane e nel 1951 i servizi segreti italiani scoprono che si sta per preparare un colpo di Stato in Italia, avendo ì Sovietici perfino accumulato truppe anche in Ungheria, dove sul confine austriaco stanziava un’enorme flotta aerea, pronta all’invasione del nostro Paese con il chiaro scopo di rovesciare il governo legalmente costituito, favorevole all’Alleanza Atlantica, sostituendolo con i propri fedeli accoliti, certi di poter contare sulPCI: il più potente del Comunismo dell’Occidente. Ma il governo italiano, ormai consapevole dei pericoli, reagisce prontamente e con l’aiuto degli Americani costituisce quella che nell’Ottobre del 1990 lo stesso On. Andreotti dichiara essere stata la controffensiva della Gladio-Stay Behind: ciò che spiega pure il fallimento del tentativo di colpo di Stato pianificato contro di noi a Praga per il 1953. Del resto, lo stesso On. Andreotti, più tardi, in qualità di Presidente del Consiglio, il 18 Maggio del 1973, in Senato, si riferisce esplicitamente di giovani Italiani preparati alla guerriglia in Cecoslovacchia.
    Nel frattempo, nel 1956, in Ungheria si era sollevata la rivolta popolare subito repressa dall’invasione dei carri armati sovietici; il fatto crea una certa perplessità anche fra alcuni comunisti europei; ma non il nostro ex presidente Napolitano che, al contrario, non esita a giustificare la repressione del tragico intervento. Poi, nel 1968, con il “nuovo corso”, è la volta del tentativo cecoslovacco di democratizzazione promossa dal nuovo presidente Alexander Dubček. Le ripercussioni in Occidente di questi avvenimenti, mettono in allarme Mosca che torna ad intervenire con le truppe del Patto di Varsavia: gli autori del nuovo corso vengono arrestati ciò che induce i comunisti occidentali a dissociarsi con un chiaro distanziamento dai Sovietici, da parte dei cosiddetti eurocomunisti (italiano, francese e spagnolo) dove spicca la figura di Enrico Berlinguer. A seguito di questo cambiamento, iniziano i dialoghi con la DC ed il democristiano Aldo Moro che con il compromesso storico propone alleanze proponendo l’ossimoro delle famose convergenze parallele. Le palesi divergenze con il PCI aumentano i timori dei Sovietici già attivi con la KGB nel fomento degli estremisti nei campi di addestramento in Cecoslovacchia e decidono di intensificare quelle loro iniziative, sostenendo gli estremismi di sinistra, coadiuvati dai superstiti intransigenti partigiani oltranzisti che si ritengono traditi dai riformatori e, così, si completa l’unione fra la vecchia Volante Rossa con le nuove Brigate Rosse che collaborano anche con la banda Baader-Meinhof in Germania. È in questo periodo che si intensificano gravissimi attentati in Italia, puntualmente attribuiti all’estrema Destra.
    Solo un mese dopo che l’On. Andreotti (nell’Ottobre del ‘90) ammette che di fatto, era stata costituita la Gladio-Stay Behind, per contrastare la Gladio Rossa, un quotidiano cecoslovacco pubblica informazioni cedute niente meno che dall’ex ministro degli interni cecoslovacco Rudolf Barak, dando addirittura nomi di Italiani che erano effettivamente a servizio della KGB. L’anno seguente il Gen. Umberto Broccoli, nell’ambito della Commissione Stragi, in qualità di direttore del SIFAR, rivelava che già nel 1951 seguivano da vicino le attività della Gladio Rossa; e, guarda al caso strano, un anno dopo – Maggio del ‘92 – dalla sede del PCI delle Botteghe Oscure, sono utilizzati ben due camion per far sparire armamento e documenti ivi custoditi. Ed un mese dopo, l’autore di questo saggio, sempre allo stesso proposito, pubblica sulla Gazzetta del Sud un articolo sull’organizzazione paramilitare, nata in Cecoslovacchia.
    Ormai, a questo punto, sembrava che gli intriganti archivi si stessero per aprire, svelando segreti che rischiavano di sfuggire; infatti, all’articolo di Rocco Turi seguivano insistenti pubblicazioni di grandi figure come Leonardo Sciascia che, avendo ricevuto informazioni indiscrete dall’amico Roberto Guttuso sul coinvolgimento di militanti dell’estrema sinistra, si intestardisce ostinatamente nei suoi sospetti e scrive il suo AFFAIRE MORO in cui, per primo, suggerisce la pista cecoslovacca; ma attorno alle sue convinzioni, presto, si raccolgono anche i giornalisti Mino Pecorelli e Walter Tobagi che insistono a parlarne nelle loro pubblicazioni. Dinanzi allo sconvolgente terremoto che sta per scoppiare e che potrebbe seriamente compromettere il Partito, sempre secondo le tesi dall’autore di questo libro – che si legge quasi come un romanzo poliziesco -, i nostri comunisti, scatenano una decisa reazione mediatica e, sfruttando gli scandali emersi dalle recenti inchieste di Mani Pulite – infatti, la migliore difesa è sempre un efficiente attacco – spostano l’epicentro delle attenzioni altrove ed il caso Moro, ormai convenientemente sostituito in modo particolare dai media cari alla Sinistra, sparisce dalle prime pagine e passa in secondo piano.
    Com’è più che noto, la doppiezza, per tradizione, è sempre stata una caratteristica cara agli opportunisti di tendenza comunista; e non da ieri, bensì fin dai tempi della Rivoluzione Russa i “nobili” fini giustificano i mezzi; infatti, il pretesto è utile, pertanto, l’ambiguità e le menzogne si giustificano e non possono essere escluse dalle strategie capaci di contribuire al raggiungimento od alla conservazione dell’ambito potere. Questo, “per il bene dell’umanità”, come lo stesso Lenin raccomandava; e tale “fondamento” non escludeva dalla sua pratica i nostri, anzi, era applicato particolarmente dagli Italiani, già allenati nel trasformismo di cui ci riferisce Tomasi di Lampedusa nel suo celebre romanzo IL GATTOPARDO, in cui si impara che per mantenere le cose come stanno, è utile saper applicare l’arte di cambiare… E per rendersi conto dell’abilità dei nostri Sinistri in questa arte, è utile anche la lettura di ciò che scrive Massimo Caprara, ex segretario particolare del Migliore, fin dal 1944 e che stando a quanto egli, avendo vissuto tanto tempo vicino al Capo, alla pagina 92 nel suo QUANDO LE BOTTEGHE ERANO OSCURE, rivela come perfino il massimo teorico del Comunismo nostrano –Gramsci – considerava Togliatti un doppiogiochista, non meritevole di fiducia. Già, si può ben credere che il filosofo marxista sbagliasse nelle sue tesi basiche, ma su questa sua valutazione, si può essere in pieno accordo con lui…
    Ebbene, a lettura completata, è difficile non ammettere il grado di perplessità che causa il fatto che gli eventi culminati nel sequestro ed assassinio di importanti personaggi come Aldo Moro, noti giornalisti come Mino Pecorelli e Walter Tobagi, alti ufficiali come il Gen. Enrico Galvaligi ed il Gen. Carlo Alberto Della Chiesa, oltre a magistrati importanti come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino siano opportunamente ed in modo spicciativo, attribuiti alla Mafia; infatti, trattandosi di personaggi che, chi più e chi meno, in maniera diretta od in modo indiretto, di fatto, possedevano preziose quanto imbarazzanti informazioni sulle indagini svolte attorno al terrorismo ed ai rispettivi collegamenti fra i vecchi partigiani con i nuovi estremisti dell’estrema sinistra, alias organizzazione come le stesse BR, siano stati fatti fuori dai mafiosi. Pertanto, diventa quasi di obbligo e naturale chiedersi per quale motivo particolari scottanti rivelazioni ed indizi che conducevano in maniera inequivocabile verso indirizzi più che certi, non sono stati adeguatamente studiati? Ma, sovente, strani fenomeni non avvengono per caso; qui, risulta palese e chiaro come l’influenza di membri delle commissioni d’inchiesta, dove affiliati al PCI ed ex partigiani, avevano potuto condizionare in maniera se non proprio sospetta, ma certamente poco chiara, a piuttosto sbrigative conclusioni, pur di far archiviare i rispettivi casi oltremodo spinosi che li riguardavano direttamente.
    È, perciò, lodevole la oltremodo coraggiosa iniziativa che ha generato questo straordinario ed eloquente esempio di giornalismo investigativo, producendo un solido documento riassuntivo didattico che si legge con il fiato sospeso, nella speranza di giungere ai nomi dei colpevoli. Purtroppo, mancano i nomi dei principali protagonisti, di chi, di fatto, poteva agire dietro quei personaggi che ancora oggi non osano parlare come Mario Moretti che dice di non conoscere quei particolari estremamente scottanti, od Ali Ağca, i quali non hanno agito da soli; quest’ultimo non ha certamente attentato alla vita di Giovanni Paolo II per sua individuale e semplice iniziativa: qualcuno ha finanziato, qualcuno ha armato certe mani; qualcuno ha studiato ed architettato meticolosamente i metodi ed i tempi e qualcuno ha dato degli ordini, non ci sono dubbi. Così, questo saggio è sì in grado di stimolare e rievocare vecchie domande che ancora attendono risposte concrete.
    Questa, dunque, è un’opera pedagogica in cui l’autore, dopo indagato ed aver girato grande parte dell’Europa, si era proposto di scoperchiare il Vaso di Pandora contenente troppe ipocrisie e falsità ed i nomi dei mandanti; così, egli cerca di penetrare nell’omertà dietro la quale questi nomi si celano. Tuttavia, grazie alle numerose interviste e minuziose ricerche condotte con grande zelo, egli riesce almeno ad mettere a fuoco quei numerosi misteri insabbiati – non per coincidenza – ma anche di proposito, con ogni probabilità, volutamente da chi è deputato ad evitare la scoperta di scomode verità capaci di compromettere non solo le carriere di chi è al corrente di dettagli che potrebbero completare il quadro dell’incompleto mosaico, con quelle tessere mancanti; aggiungendo pericolosamente frammenti che possano rivelare la cruda realtà, le vere trame ordite da chi ha partecipato all’ambigua storia di tragedie, condotta da politici, politicanti, abili dirigenti burocratici e devoti sindacalisti palesemente in debito con l’intera Nazione incredula che da decenni spera che sia fatta luce nell’oscurità, dietro certe porte socchiuse che forse – speriamo – possano essere finalmente spalancate affinché certe pratiche non possano essere eternamente ripetute.

    Tullio Pascoli
    31 dicembre 2016